La Russia blocca Telegram

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Il giudice Yulia Smolina di un tribunale moscovita ha deliberato il blocco immediato del servizio di messaggistica instantanea Telegram sul suolo della Federazione Russa, aggirando il tradizionale iter giudiziario che prevede l’entrata in effetto della decisione solo dopo la sentenza d’appello. Su richiesta del CEO Pavel Durov, i legali di Telegram hanno disertato l’udienza di venerdì 13 aprile, nel tentativo di delegittimare il processo. Il pool di avvocati di Telegram ha comunque dichiarato che appellerà la sentenza.

La decisione di bloccare tale servizio giunge su richiesta del Roskomnadozor, il Servizio federale per la supervisione nella sfera della connessione e comunicazione di massa. Tale proposta è frutto del rifiuto da parte di Telegram di consentire allo Stato russo di avere accesso alle proprie chiavi di criptaggio, un atto ritenuto come dovuto dalle autorità russe, in quanto necessario a monitorare le attività di potenziali terroristi. L’azienda afferma, però, di non aver accesso a tali codici, a causa del modo in cui tale servizio è costruito.

La deadline per la consegna delle proprie chiavi di codificazione è scaduta lo scorso 4 aprile. L’FSB, l’agenzia di intelligence russa, afferma che Telegram sia l’app maggiormente utilizzata dalle organizzazioni terroristiche presenti sul suolo russo per comunicare, come dimostrato dal fatto che l’attentatore suicida che ha ucciso 15 persone nell’aprile 2017 a San Pietroburgo stesse comunicando con i suoi complici tramite questo servizio di messaggistica, sottolineano gli 007 russi. Uno degli avvocati dell’azienda, Pavel Chikov, ha bollato le rihcieste dell’FSB come incostituzionali, aggiungendo che esse non possono essere soddisfatte nè da un punto di vista tecnico, nè da un punto di vista legale.

L’uso di Telegram è esteso sia in Russia che in molte nazioni del Medio Oriente, così come nel resto del mondo, con circa 200 milioni di utenti attivi in tutto il mondo. Merito della sua popolarità è soprattutto l’enfasi posta sul criptaggio, tramite l’utilizzo di codici che impediscono qualsiasi tenativo di leggere le conversazioni fra utenti. Questo ha reso popolare Telegram anche fra le organizzazioni terroristiche, fra cui il sedicente Stato Islamico, sebbene l’azienda abbia affermato di impegnarsi per  chiudere tutti i canali pro-ISIS presenti sul proprio servizio.

Meduza, giornale online russo indipendente, nella sua versione inglese definisce la chiusura di Telegram come un colpo per l’economia della Russia, la quale dovrebbe vedere tale azienda come una fonte di orgoglio nazionale, essonedo la sola compagnia high-tech russa ad aver raggiunto prestigio ben oltre i confini della Federazione.

L’editoriale di Meduza sottolinea come l’etichetta di “tesoro nazionale russo” dovrebbe andare proprio a Telegram, piuttosto che a corporations quali Gazprom. “Quante aziende russe hanno avuto successo all’estero senza aver ricevuto un solo centesimo di fondi statali o senza vendere un’oncia di risorse naturali”, si chiede infatti la testata.

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