Partiamo con il precisare che questo articolo non ha in alcun modo lo scopo di promuovere la realtà di cui ci apprestiamo a raccontarvi. A stimolare il nostro interesse verso la Black Forces Private Security è stato un loro annuncio pubblicitario su Facebook. Una normale scuola di formazione professionale (con tanto di placement), con una differenza importante: serve a formare contractor, ovvero soldati professionisti o guardie di sicurezza reclutate con regolare contratto per svolgere attività militari, di sorveglianza o di protezione in zone di guerra.

Non è un mistero che nell’ultimo ventennio sia cresciuto enormemente il mercato di operatori nel settore. Il ruolo dello Stato, soprattutto in Occidente, si è rimodellato lasciando al privato (per mezzo delle liberalizzazioni) istituzioni una volta appartenenti al settore pubblico tra cui le prigioni, l’istruzione e la sicurezza. La mutevole forma dei conflitti, la crescente instabilità in molte aree del pianeta e l’incremento della globalizzazione, hanno aperto la strada allo sviluppo di professioni direttamente collegate all’ambito militare.

Onde dissipare dubbi, qui non parleremo di mercenari, pratica proibita dalla United Nations Mercenary Convention in forza dal 2001, ratificata da 33 paesi Italia compresa (e mai entrata in vigore per Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Cina, Giappone, Russia e India). Ma tutto questo ci ha spinti ad intervistare Vito Civitano, presidente della società (che si occupa anche di formazione all’interno della sua scuola), che ha gentilmente deciso di rispondere alle nostre domande.

scuola di guerra

Vito Civitano – Presidente di Black Forces Private Security

Cos’è la Black Forces Private Security Limited?

“La Black Forces Private Security Limited è una scuola di formazione per la sicurezza nelle aree a rischio. La nostra sede si trova a Londra, mentre il nostro training formativo viene svolto nella struttura di Tirana in Albania. La struttura dispone di aule per lo svolgimento delle lezioni, un poligono elettronico a 6 postazioni, un’area di training, un’area per Close Quarter Battle – tecniche di penetrazione, movimento e bonifica all’interno di ambienti chiusi. E a breve ci sarà un poligono sniper da 1500 metri. Si tratta di una scuola che propone percorsi costantemente aggiornati che svolgiamo con istruttori qualificati che svolgono corsi di aggiornamento continui in diverse strutture in tutto il mondo.”

A chi sono rivolti i vostri programmi in Italia?

Sono rivolti a potenziali contractors. È bene chiarire fin da subito che non stiamo parlando di mercenari. I contractors, infatti, effettuano attività autorizzate da enti pubblici e privati, con un regolare contratto. I mercenari, invece, sono privati che si vendono a chi offre di più. La differenza è sostanziale. Per quanto riguarda, poi, il profilo psicologico del potenziale allievo e futuro professionista, oggi si punta molto in Italia perché il suo popolo è predisposto alla mediazione culturale con altri Paesi. Infatti, è molto importante in questo settore avere una formazione che ti permetta di conoscere cultura e modo di vivere dei luoghi indicati per poter mediare. Ritengo che questa capacità sia una dote prettamente italiana e che è mancata agli americani sia in Iraq che in Afghanistan.”

Cosa insegnate ai partecipanti? In cosa consiste il corso?

“Il corso è molto ampio. Andiamo dall’analisi e dalle tecniche per la previsione di minacce, a simulazioni di attacchi, di imboscate e diagnosi strategiche, perquisizioni, fughe delle parti, gestione dello stress, scenari tattici, intelligence operativa, analisi delle zone a rischio, sicurezza internazionale e messa in sicurezza delle aree, cyber-security, tecniche di combattimento e tanto altro. Formiamo gli allievi ad essere autonomi e padroni della situazione in momenti di particolare tensione. La formazione punta anche a fornire gli strumenti utili a riconoscere le intenzioni dell’avversario, esplorando il territorio circostante in modo riservato e opportuno. Bisogna sapersi adattare e integrare con il mondo circostante in cui ci si trova, ma nel frattempo è necessario saper anche passare totalmente inosservati. Inoltre, un altro punto fondamentale del nostro programma è rappresentato dalla cosiddetta ‘estrazione di conoscenza’, ovvero la raccolta di dati e informazioni dalle quali compiamo vere e proprie analisi che ci tornano utili. L’analisi, quindi, viene condotta in strategia oppure sulla operatività. Grande rilievo, in questo modulo, ha la parte inerente al terrorismo che è la grande sfida del nostro tempo. Anche e soprattutto per questo, si conducono analisi utilizzando fonti locali ed internazionali e tenendo conto dei legami che ci possono essere tra fonti ufficiali e non. Il corsista, quindi, è bene che sia curioso e soprattutto sicuro e in grado di prestare massima attenzione ai particolari.”

Il percorso richiede particolari attitudini?

“Noi crediamo che in molti Italiani ci sia una spiccata propensione a tutto questo, ma bisogna ovviamente esercitare soprattutto la tempra. Ogni dote o predisposizione richiede esercitazione. Durante il percorso il corsista viene monitorato h24 e guardiamo moltissimo alla sua capacità di integrarsi nelle varie attività con gli altri. Spesso, una delle prove psicologiche che si effettuano è quella di portare il candidato ad un livello di saturazione mentale in cui deve organizzare al meglio la sua attenzione e cercare di non andare in tilt. Non è richiesta quindi l’intelligenza fredda di chi ha tutto il tempo per decidere cosa fare, viene chiesta l’intelligenza calda di chi deve decidere in una frazione di secondo fra più stimoli che riceve contemporaneamente e richiamano la sua attenzione. Quindi a fine corso la nostra griglia valutativa è ben ricca.”

Cosa richiede il settore oggi ?

“Il nostro concept richiede professionisti del futuro in grado di muoversi nel passato. Oggi la nostra sfida più grande rappresenta il modo di vedere le cose diversamente da come ci vengono raccontate. Al centro della mia analisi c’è sempre una questione: la presenza in certe aree può essere legittima o no. Ma una cosa è certa: non possiamo consolarci al pensiero di avere davanti un nemico più stanco di noi. Chi sta subendo un’occupazione non è mai troppo stanco, non si indebolisce ed è altamente capace di adattarsi alle privazioni molto più di un ‘uomo moderno‘. Un uomo abituato alla tecnologia, cerca di individuare il nemico seguendo le sue telefonate, le sue mail, e tutte le forme di comunicazione informatiche. Il nemico ormai questo lo sa bene ed è tornato al passato per essere sempre più invisibile. Faccio degli esempi: passa le informazioni di bocca in bocca, non usa email, non usa piu’ il telefonino. Ecco il concept della formazione che la Black Forces vuole dare ai propri allievi: ci vogliono professionisti in grado di captare chi vive senza la tecnologia, chi sparisce nella folla: nel ‘passato’ appunto. Questo è fondamentale per prevenire gli attacchi e gli attentati: sono i giorni in cui l’Europa piange le vittime di Parigi, presa d’assedio dai terroristi che hanno fatto una vera e propria carneficina. Ma possiamo ricordare anche i recenti casi dell’aereo Russo partito da Sharm el Sheik con a bordo, purtroppo, un ordigno esplosivo; o gli attentati nella periferia di Beirut.”

intervista di Paolo Iancale
Paolo Iancale
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