Morte Marie Colvin: regime siriano condannato a risarcire

Marie Colvin in Egitto, 2011. Credits to: AP.

La situazione siriana è un inferno. Capire cosa sta succedendo è doveroso in quanto esseri umani e indispensabile per la comprensione di quei fenomeni che travalicano i confini naturali di quella terra. Per questo motivo la nostra Rivista seguirà più da vicino la guerra siriana, che in realtà sono tante guerre diverse e sovrapposte, in modo da fornire un quadro sempre aggiornato e il più chiaro possibile.

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302 milioni di dollari di risarcimento per la morte della reporter di guerra Marie Colvin, deliberatamente uccisa dal regime siriano nel 2012. Cosa implica questa sentenza?


 

Mentre in Siria le forze curde lanciano l’offensiva contro l’ultima roccaforte dell’ISIS a Deir Ez Zor e il destino di milioni di rifugiati resta incerto, sul piano della giustizia internazionale continuano a farsi progressi, con il caso Marie Colvin. 

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Un tribunale statunitense ha infatti trovato colpevole il regime siriano di Bashar al-Assad della morte della giornalista Marie Colvin, uccisa nel 2012 dalle forze di sicurezza siriane, ordinando un pagamento di 302,5 milioni di dollari per quello che ha definito un attacco “irragionevole e deliberato” contro i giornalisti.

Nel 2016 la causa era stata depositata presso la Corte Distrettuale degli Stati Uniti del Distretto della Columbia per conto della sorella di Marie Colvin, Cathleen, di sua nipote, Justine Araya, e di altri familiari. La causa è stata presentata ai sensi del Foreign Sovereign Immunities Act, legge federale che permette alle vittime di denunciare uno Stato designato sponsor del terrorismo, come lo è la Siria per gli USA, per l’omicidio di cittadini statunitensi.

Marie Colvin era una reporter veterana del Sunday Times e fu uccisa a Baba Amr (Homs) il 22 febbraio 2012 dalle forze siriane. Baba Amr, allora in mano all’opposizione, era assediata dalle forze militari siriane che sottoponevano la popolazione civile a sistematici attacchi di artiglieria e con cecchini. Il regime di Assad prendeva di mira anche i giornalisti che cercavano di esporre questi crimini. Diversi media attivisti, tutti civili, non combattenti, avevano creato il Media Center di Baba Amr, uno studio di trasmissione clandestino. Producevano video blog per esporre gli attacchi deliberati del regime di Assad contro i civili e ospitavano anche giornalisti stranieri che cercavano di riportare le notizie dalla Siria, dato che il regime vietava l’accesso nel Paese.

Come spiega il testo della causa, Colvin era arrivata a Baba Amr con il fotografo inglese Paul Conroy e il traduttore siriano Wael al-Omar per conto del quotidiano britannico The Sunday Times. Dormivano nel Media Center e furono raggiunti anche da giornalisti francesi e spagnoli. Il regime ricevette informazioni da fonti di intelligence in Libano che Colvin e altri giornalisti stranieri stavano entrando in Siria dal Libano per andare al Media Center di Baba Amr. Agendo su queste informazioni, alti esponenti del regime siriano crearono un piano per intercettare le comunicazioni dei giornalisti, monitorare i loro movimenti per individuare il Media Center e ucciderli con fuoco di artiglieria. Il piano fu formulato ai più alti livelli dei servizi di sicurezza siriani e culminò il 21 febbraio 2012.

Paul Conroy e Marie Colvin. Credits to: AP.
Paul Conroy e Marie Colvin. Credits to: AP.

Quella notte, Marie Colvin fece trasmissioni audio via antenna parabolica per CNN, BBC News e Channel 4 dal Media Center. Le forze di sicurezza siriane intercettarono e tracciarono il segnale. Il 22 febbraio 2012 le unità di artiglieria siriane intorno a Homs lanciarono deliberatamente razzi e mortai contro il Media Center.

Mentre Colvin e il fotografo francese Remi Ochlik si precipitavano fuori, un razzo si abbatté davanti a loro, uccidendoli. I sopravvissuti corsero in strada e lì un velivolo di sorveglianza aerea operato dalle forze governative siriane li sorvolò. Le unità di artiglieria regolarono il tiro e iniziarono a sparare ai sopravvissuti e ai soccorritori. Anche se gravemente feriti, Paul Conroy, Wael al- Omar e Edith Bouvier sopravvissero. Non c’erano obiettivi militari legittimi nelle vicinanze del Media Center al momento dell’attacco, non c’erano ribelli armati, ma solo civili.

La famiglia Colvin ha sempre ritenuto che la sua uccisione sia stata deliberata e che il governo siriano ne sia responsabile, tanto che nella causa sono elencati i nomi dei militari responsabili dell’attacco su Baba Amr. Oggi un tribunale gli ha dato ragione: secondo la sentenza del giudice Amy Jackson il regime siriano ha deliberatamente bombardato il Media Center per silenziare le voci dei reporter che documentavano le atrocità commesse contro al popolazione di Baba Amr durante l’assedio.

La distruzione del quartiere Baba Amr (Homs), dove è stata uccisa Marie Colvin. 11 febbraio 2013. Credist to: AFP.
La distruzione del quartiere Baba Amr (Homs), dove è stata uccisa Marie Colvin. 11 febbraio 2013. Credist to: AFP.

Il tribunale federale ha raccolto prove e testimonianze, tra cui quella di un ex ufficiale dell’intelligence siriana cui è stato dato il nome in codice di “Ulisse”, che ha detto che dopo l’attacco gli ufficiali siriani celebrarono la notizia che Colvin era stata uccisa.

La sorella, Cathleen Colvin, dopo la sentenza ha dichiarato:

Il mio cuore va alle famiglie delle molte migliaia di vittime del conflitto siriano. La mia più grande speranza è che la sentenza della Corte porti ad altri procedimenti penali e funga da deterrente contro futuri attacchi alla stampa e ai civili”.

Marie Colvin ha dedicato la sua carriera a dare voce alle vittime della guerra e a servire la verità e la corretta informazione, coprendo conflitti come quelli in Sri Lanka, dove perse un occhio, Cecenia, Iraq, Libia, prima della Siria, ultima tappa della sua vita. Una vita intensa che il recente film “A Private War” ricostruisce con passione.

Homs distrutta. Credits to: AP.
Homs distrutta. Credits to: AP.

Scott Gilmore, legale dei Colvin, ha dichiarato:

In un momento in cui i giornalisti affrontano minacce senza precedenti, la Corte ha inviato un messaggio molto chiaro: le prove parlano più della disinformazione e la censura attraverso la violenza è una grave violazione del diritto internazionale”,

aggiungendo che nonostante la sfida sia ora far implementare la sentenza, i precedenti mostrano che è possibile recuperare i risarcimenti, magari attingendo ai fondi del regime all’estero congelati dalle sanzioni.

Il regime siriano non sarà certamente d’accordo: già nel 2016 Bashar al Assad aveva dichiarato che “Marie Colvin è entrata illegalmente in Siria e lavorava con i terroristi, quindi è responsabile di tutto quanto le è accaduto”.

Tuttavia, si tratta di una sentenza importante perché accerta una volta di più le responsabilità dello Stato siriano per i crimini commessi dalle sue forze armate, di cui Bashar al Assad è Capo Supremo in base alla Costituzione siriana; è dunque un altro passo importante per l’affermazione della verità e il perseguimento di quella giustizia internazionale che lentamente si fa strada grazie al principio di giurisdizione internazionale che, come avevamo visto qui, sta permettendo in questi anni di processare alcuni criminali di guerra nei Paesi europei.

di Samantha Falciatori