Bollettino cinese è la nostra rubrica che parla di Cina, da un punto di vista cinese. Notizie e agenzie dai media governativi cinesi con la nostra spiegazione del contesto, per capire meglio cosa sta succedendo al di là della Muraglia e quali sono i temi che la grande potenza cerca di imporre nell’agenda-setting internazionale.


Il grande numero di Paesi lungo la Nuova Via della Seta promette a Pechino altrettante opportunità commerciali per il futuro. Tra Africa, Asia, Europa e fino all’Italia, ecco come si sta muovendo la Cina nei rapporti con i potenziali partner di oggi e di domani.

I vicini asiatici

Il 18 gennaio scorso gli esperti di finanza ed economia cinesi si sono radunati a Pechino al Guoshi Forum, per discutere dei trend di crescita economica per gli anni a venire.

Nel 2017 l’economia cinese è tornata a crescere dopo 5 anni di andamento negativo, anche grazie ad una aumento del 14,2% dei volumi dell’import-export. Il commercio estero è proprio uno degli ambiti in cui la Cina intende investire di più per trainare la crescita, e intende naturalmente farlo attraverso il visionario progetto della Nuova Via della Seta.

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Il grande numero di Paesi lungo il percorso della “Belt and Road Initiative” indica altrettante opportunità commerciali, scrive il People’s Daily, quotidiano e voce ufficiale del Partito comunista cinese.

Dai vicini asiatici, all’Africa e fino al cuore dell’Europa, i diplomatici di Pechino stanno lavorando proprio per rafforzare le relazioni con possibili partner strategici.

Oggi la Cina è il principale partner commerciale di ben 16 paesi asiatici e, allo stesso tempo, Giappone, Corea del Sud, Vietnam e Malesia, rientrano nei primi 10 partner commerciali di Pechino. Parlando di investimenti, Singapore, Corea del Sud e Giappone sono tra i primi investitori in territorio cinese, mentre la Cina dirige i suoi capitali principalmente verso la Malesia e Singapore.

Per costruire la rete commerciale della Nuova Via della Seta, Pechino intende investire pesantemente in infrastrutture: gli esperti stimano che saranno necessari 900 miliardi di dollari spalmati nel corso di 10 anni per completare le opere volute dal Partito, in circa 60 Paesi diversi.

La prima direzione di sviluppo è naturalmente quella verso l’Asia centrale. Mentre l’area della costa est cinese è quella in cui si concentra la produzione del Pil, grazie alle grandi città e ai porti commerciali come quello di Shenzhen, le regioni ad ovest come lo Xinjiang sono perlopiù disabitate.

L’implementazione della Belt and Road permetterebbe perciò a Pechino di sfruttare il potenziale del Far West cinese, con una crescita più omogenea dell’intero Paese.

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Nel 2017 le imprese cinesi hanno concluso con i 25 paesi asiatici una serie di contratti per la costruzione di opere ingegneristiche, per un valore totale di 83,84 miliardi di dollari. I principali destinatari delle infrastrutture che saranno realizzate sono Pakistan, Malesia, Indonesia, Bangladesh e Laos.

“I Paesi vicini rappresentano per la Cina la porta verso il commercio internazionale”, ha detto Chen Fengying, ricercatore presso il China Institute of Contemporary International Relations (CICIR). “Il rafforzamento dell’economia e del commercio con i nostri vicini è strumentale alla creazione del giusto ambiente per lo sviluppo della Cina”.

La cooperazione in Africa

La Cina ha sviluppato un’interessante tradizione negli ultimi 20 anni: i suoi Ministri degli esteri hanno scelto sempre l’Africa per la prima visita diplomatica dell’anno – e il 2018 non ha fatto differenza.

Il Ministro degli esteri Wang Yi ha visitato Ruanda, Angola, Gabon e São Tomé e Principe tra il 12 e il 16 gennaio scorso, con l’obiettivo di rafforzare i legami politico-economici con il continente africano.

La presenza cinese in Africa è ormai vasta e articolata, ed è ben riassunta nel rapporto pubblicato da McKinsey & Company dal titolo “Dance of the lions and dragons” (dove i leoni sono gli africani e i draghi i cinesi).

In due decenni la cina è diventata il primo partner commerciale dell’Africa. Qui operano circa 10mila imprese cinesi, che hanno prodotto un incremento annuo degli scambi commerciali del 20% e degli investimenti in territorio africano del 40%.

thesierraleonetelegraph.com

“La visita del Ministro Wang è volta a promuovere la fiducia reciproca, rafforzare la cooperazione e preparare il terreno per il Forum sulla Cooperazione Cina-Africa (FOCAC), che si terrà in Cina quest’anno” ha detto il portavoce del Ministero degli esteri Lu Kang.

Durante il FOCAC del 2015 – tenutosi in Sudafrica – il Presidente cinese Xi Jinping aveva annunciato un piano di investimenti da 60 miliardi di dollari per superare i tre limiti principali allo sviluppo africano: le infrastrutture arretrate, la carenza di talenti e la mancanza di fondi.

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I politici di Pechino hanno sottolineato che il 2018 sarà un anno cruciale per lo sviluppo africano, e il summit di quest’anno sarà utilizzato anche per fare il punto della situazione sui risultati raggiunti.

“Grazie al Forum sulla cooperazione e all’implementazione della Belt and Road Initiative, la Cina spera di portare le relazioni sino-africane ad un nuovo livello”, ha dichiarato Wang Yi durante la sua visita in Ruanda lo scorso 13 gennaio.

La strada per l’Europa

Lo scorso settembre Daniël de Blocq van Scheltinga, tesoriere della Camera di Commercio dell’UE a Hong Kong, avvisava l’Europa:

“La Belt and Road Initiative offre un’opportunità di sviluppo sostenibile, bilanciato e redditizio. Molti Paesi e imprese europei non comprendono il potenziale della Nuova Via della Seta, e rischiano di perdere la barca”.

Anche l’Italia, grazie alla sua posizione geografica al centro del Mediterraneo, può beneficiare della titanica iniziativa cinese, ponendosi come hub di smistamento per le merci in arrivo dal Canale di Suez e dirette verso l’Europa settentrionale (sempre che, appunto, non perda la barca).

Il 30 gennaio si è tenuta a Roma una conferenza sul tema, organizzata dall’Ambasciata cinese in Italia e dalla Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI), a cui ha partecipato anche uno dei curatori di questa rubrica, Matteo Bressan, e che potete rivedere grazie alla registrazione fornita da Radio Radicale.

Secondo l’Ambasciatore cinese Li Ruiyu, da gennaio a ottobre 2017 il commercio bilaterale sino-italiano ha registrato un aumento dell’11,%, e le esportazioni italiane verso la Cina sono cresciute del 25,3%.

“La cooperazione sino-italiana, sotto l’egida della Nuova Via della Seta, ha visto arrivare i primi risultati nel 2017” ha detto Ruiyu durante la conferenza. La Cosco – compagnia di stato cinese che fornisce servizi di spedizione e logistica – infatti, ha portato a termine importanti investimenti nel porto di Vado Ligure per la costruzione di un nuovo terminal container, che sarà operativo a partire da quest’anno.

Lo scorso novembre è invece stato inaugurato un nuovo collegamento ferroviario tra Milano e Chengdu, per il trasporto di merci lungo un percorso di 10.694 chilometri.

Il trasporto di merci attraverso i porti del nord Italia fa comodo anche alla Cina. La rotta italiana farebbe risparmiare 4-5 giorni alle navi porta-container provenienti dai porti cinesi, rispetto alla via tradizionale diretta verso il porto olandese di Rotterdam.

Intanto, dopo la visita del Presidente francese Macron, Pechino ha ospitato il Primo Ministro britannico Theresa May in visita di stato tra il 31 gennaio e il 2 febbraio.

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Durante l’incontro con Xi Jinping, i due politici si sono ripromessi di sviluppare una nuova “Golden Era” nei rapporti diplomatici, lavorando lungo quattro direttive.

Xi Jinping e Theresa May prendono parte alla cerimonia del tè alla “Diaoyutai state guesthouse”, durante il loro ultimo incontro. – Dan Kitwood /Getty Images,

Innanzitutto la costruzione di una più stretta cooperazione in aree come la finanza e la mobilità di persone; l’aumento degli scambi commerciali; lo sviluppo di una linea comune in seno alle maggiori organizzazioni internazionali, dalle Nazioni Unite alla WTO; e infine, lo sviluppo degli scambi culturali, allo scopo di avvicinare e facilitare la coesistenza tra Est e Ovest.

Anche Theresa May ha poi sottolineato l’interesse crescente verso la Belt and Road Initiative, auspicando un coinvolgimento diretto al fine di promuovere la crescita economica regionale e globale.


Le fonti di questo bollettino sono:

  • People’s Daily Online, China rises to 16 asian countries’ biggest trading partner, 12 gennaio 2018;
  • Xinhuanet, China eyes new stage of cooperation with Africa, 14 gennaio 2018;
  • China Plus, Why Foreign Minister Wang Yi’s Africa tour is crucial, 13 gennaio 2018;
  • People’s Daily Online, Difficulties remain for China’s economy after the 2017 rebound, 19 gennaio 2018;
  • People’s Daily Online, Xi meets May, calling for better Sino-British ties in new era, 2 febbraio 2018.
a cura di Emanuel Garavello e Matteo Bressan
Redazione
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