Sono passati esattamente 50 anni dalla più ardita spedizione spaziale umana: alle 20:18 ora italiana del 20 luglio 1969 la missione Apollo 11 toccava il nostro unico satellite. La Luna. Ci sono tantissime cose che andrebbero dette sulla missione Apollo 11 in questo cinquantenario, e noi cominceremo dalla più importante: è successa davvero.

Nasa

Alle ore 09:32 del 16 luglio 1969 veniva lanciato dal Kennedy Space Center in Florida il più grande e potente razzo vettore a stadi mai costruito dall’umanità: il Saturn V, 3.000 tonnellate di peso per 110 metri di altezza ed equipaggiato con i mostruosi motori F-1 e J-2. Tutte le stazioni sismiche degli Stati Uniti erano in grado di percepire le vibrazioni causate dal lancio di un Saturn V. All’estremità superiore del Saturn V c’erano il modulo lunare Eagle, il modulo di comando Columbia, il modulo di servizio e gli astronauti Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Mike Collins. In una parola: l’Apollo 11.

La missione Apollo 11 avveniva in drammatico ritardo rispetto a quanto fatto dai sovietici nel 1957 con il lancio dello Sputnik (e l’inizio della corsa allo spazio) e nel 1961  con Jurij Gagarin, il primo uomo mai andato in orbita. L’obiettivo, questa volta, era però strabiliantemente più ardito: portare l’uomo sulla Luna e farlo tornare a casa. In quegli anni di Guerra Fredda la prima super-potenza che ci sarebbe riuscita avrebbe affermato la sua supremazia spaziale, tecnologica, militare ed economica, con tutto quello che in un periodo di tale tensione geopolitica globale avrebbe significato. Il lancio dell’Apollo 11 fu seguito in diretta da 25 milioni di persone solo negli Stati Uniti e da innumerevoli altre in tutto il resto del mondo.

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Il 19 luglio l’Apollo 11 raggiunse l’orbita lunare ed il 20 luglio Aldrin ed Armstrong entrarono nel modulo lunare Eagle che, staccandosi dal Columbia pilotato da Collins, li avrebbe dovuti far atterrare sulla superficie del nostro Satellite. Eagle ci mise circa 2 ore e 33 minuti ad arrivare sulla Luna ed Aldrin e Armstrong dovettero gestire numerosi imprevisti: dalla velocità eccessiva alla rocciosità del sito di allunaggio, compresi alcuni allarmi che si attivarono durante la discesa. L’allunaggio avvenne esattamente alle 20.18 ora italiana del 20 luglio del 1969, e fu seguito nel mondo da oltre 500 milioni di persone (in Italia fu celebre la telecronaca di Tito Stagno). Dopo i tempi previsti per tutte le procedure da seguire Neil Armstrong aprì il portellone dell’Eagle alle 04:39 ora italiana del 21 luglio 1969, fece una ricognizione visiva, scese la scaletta e toccò con il suo piede il suolo lunare alle 04:56. 

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Questo è un piccolo passo per un uomo, un grande balzo per l’umanità: Armstrong fu il primo uomo a mettere piede su un altro corpo celeste. Buzz Aldrin, circa 19 minuti dopo, fu il secondo. I due astronauti raccolsero 22 kili di materiale lunare, installarono varie apparecchiature, piantarono la bandiera statunitense ed effettuarono diversi test scientifici. Lasciarono inoltre molti altri oggetti tra cui un disco con le dichiarazioni di Eisenhower, Kennedy, Jhonson, Nixon ed altri 73 leader globali, ed una placca raffigurante i due emisferi del globo con su scritto:

Here men from Planet Earth first set foot upon the moon July 1969 A.D. we came in peace for all mankind

Armstrong ed Aldrin rientrarono nell’Eagle alle 07:01 (ora italiana) e decollarono per raggiungere Collins ed il Columbia alle 19:54 al quale si ricongiunsero alle 23:35.

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Infine rientrarono nell’atmosfera terrestre il 24 luglio ammarando alle coordinate 13°19′N 169°09′W, in pieno Oceano Pacifico. Gli astronauti furono recuperati dalle unità della Portaerei USS Hornet, partita già il 12 luglio per recarsi sul luogo previsto dell’ammaraggio. Vennero decontaminati dalla possibile polvere lunare e furono portati a bordo della nave dove rimasero in quarantena per 21 giorni (non si sapeva con certezza l’assenza di agenti infettivi sul suolo lunare).

Il 13 agosto gli astronauti furono alla parata celebrativa di New York. La più grande impresa cosmica dell’uomo era finita, ed era stata un successo. Gli anni successivi videro numerosi altri programmi spaziali sia statunitensi che sovietici, con la corsa allo spazio che in alcuni casi divenne una vera e propria cooperazione come nel caso del test Apollo-Sojuz del 1975 ed in altri tornò ad essere nuovamente pura competizione come nel caso del programma Space Shuttle statunitense e dei rispettivi Buran ed Energia sovietici. La corsa allo spazio, anche se vi sono diverse interpretazioni, può considerarsi conclusa con l’inizio del crollo dell’Unione Sovietica nel 1989.

Oggi le varie agenzie spaziali globali stanno lavorando per tornare sulla Luna: in modi diversi e con tecnologie inimmaginabili 50 anni fa. Ad oggi solo 12 astronauti hanno camminato sul suolo lunare e sono tutti statunitensi.

We choose to go to the moon in this decade and do the other things, not because they are easy, but because they are hard, because that goal will serve to organize and measure the best of our energies and skills, because that challenge is one that we are willing to accept, one we are unwilling to postpone, and one which we intend to win, and the others, too. […] this is in some measure an act of faith and vision, for we do not now know what benefits await us. […] Well, space is there, and we’re going to climb it […]Jhon Fitzgerald Kennedy, Rice University, 12 settembre 1962

di Enrico Giunta, pubblicato anche su Informa

Lorenzo Carota
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