Anche nel racconto di fantasia più sfrenato e distopico le relazioni tra le entità politiche seguono le stesse modalità che hanno contraddistinto il corso della storia umana. Final Frontier è la rubrica che proverà a spiegare le relazioni internazionali attraverso le più conosciute storie di fantascienza. “Spazio, ultima frontiera”.
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La manipolazione genetica offre potenzialmente grandi vantaggi e grossi rischi. Potremmo, tuttavia, essere costretti a farvi ricorso per non rimanere indietro nella competizione internazionale.

Dapprima era un sogno…

Chi, durante gli anni dell’infanzia, non ha mai sognato di spaccare le pietre con un solo pugno? O affrontare un branco di avversari in una lotta corpo a corpo, uscendone indenne e vittorioso? Chi non ha sperato di leggere i pensieri altrui? O di essere talmente intelligente da non avere pari tra i propri compagni?

A tutti noi, bambini o adulti, è successo almeno una volta di fantasticare su un essere umano prodigioso, superiore, invincibile. L’idea che un individuo della nostra specie possa oltrepassare i limiti biologici del Sapiens ha il potere di affascinare noi, nello stesso modo in cui ha affascinato i nostri padri. La stessa origine dell’idea di “superuomo” si perde nella notte dei tempi e non è possibile stabilire precisamente quando nacque: si ritrova nelle favole, nelle saghe epiche, nelle parabole religiose e nelle dottrine filosofiche.

L’esempio più famoso è il Mito degli androgini, presente nel Simposio di Platone: in esso, Aristofane narra che gli uomini erano in principio esseri androgini talmente potenti da tentare la scalata del Monte Olimpo; per scongiurare il pericolo, Zeus li divise in due – maschi e femmine – dando origine alla razza umana, incompleta, dalla vita breve e alla disperata ricerca dell’antica forza e dell’unità perduta.

Altrove, l’idea del superamento dei limiti dell’uomo si concretizza in un uomo più forte, fisicamente o mentalmente (una lettura interessante su quest’ultimo punto è Slan dello scrittore A.E. Van Vogt). E ancora, l’Übermensch di Nietzsche, in fondo, è davvero un Superuomo: spezzando le catene morali e mentali che ancora imbrigliano i suoi simili, realizza se stesso e si colloca su un piano antropologico più alto rispetto al resto della massa umana.

poi divenne speculazione…

Il peso dell’imperfezione umana e la paura per la meschinità del prossimo sopravvive all’Età antica, attraversa indenne i secoli del Medioevo e l’Età dei lumi – esemplificativo, in tal senso, è un breve opuscolo di Kant sull’innata malvagità dell’uomo. Sin dopo gli esperimenti di Gregor Mendel sulla trasmissione del caratteri ereditari e la nascita della scienza genetica, molti cominciarono entusiasticamente a pensare di poter superare alcuni tratti umani considerati negativi e antisociali (aggressività, malizia, rapacità) e/o indurre miglioramenti dell’organismo umano per renderlo più “performante” tramite la manipolazione della nuova realtà genetica scoperta da Mendel.

credits: resnovaweb.com

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In breve, alla genetica vera e propria si affiancarono l’eugenetica e, in modo correlato, l’antropologia criminale, il cui padre “nobile” fu il medico italiano Cesare Lombroso. In particolar modo, il concetto di miglioramento dell’individuo attraverso la manipolazione propugnata dall’eugenetica influenzò pesantemente il mondo intellettuale, politico e artistico del XX Secolo. Le correnti prevalenti erano due: la prima guardava con favore all’uso delle tecniche di laboratorio per effettuare modificazioni – nelle intenzioni migliorative – del genoma umano; la seconda, che aveva ben presente il romanzo Frankenstein, era preoccupata per le possibili conseguenze negative.

…poi arte…

Il primo punto di vista partorì, nel 1940, Captain America. Nato per mano dei disegnatori della Marvel Comics, specializzata in fumetti per ragazzi, Captain America è l’alter ego di Steve Rogers, un giovane newyorkese che, venendo scartato alla visita di leva in quanto fisicamente troppo debole, accetta di entrare come cavia in un programma scientifico segreto, così da venir trasformato in un “supersoldato” grazie a un siero prodotto in laboratorio (un espediente simile è riscontrabile, in chiave comica, nella serie Asterix, dove i personaggi acquisiscono forza sovrumana grazie a una pozione magica).

Nato essenzialmente per fini propagandistici (il personaggio si reca poi in guerra a combattere i tedeschi, a un anno dallo scoppio della Seconda guerra mondiale), Captain America sopravvisse alla guerra e conobbe fama crescente, fino ai recentissimi colossal di Holliwood. Il personaggio ha un forte senso del dovere, amor patriottico, tempra morale e rappresenta, insieme ad altri, il prototipo del supereroe positivo.

Tuttavia, non sono pochi quelli che videro nell’eugenetica un atteggiamento di pericolosa tracotanza. Mondo Nuovo di Aldous Huxley fu (ed è tuttora) il capolavoro letterario che meglio incarna questa visione. Per trovare un “antagonista speculare” di Captain America è necessario però attingere all’Universo di Star Trek. Nella puntata “Space Seed” (trasmessa il 19 febbraio 1967), gli autori introdussero il personaggio di Khan Noonien Sing.

Khan, la cui identità inizialmente rimane un mistero, è il leader di un gruppo di uomini e donne del XX secolo, geneticamente modificati per risultare più forti e intelligenti dei normali esseri umani; tuttavia, poiché dalle proprie capacità superiori era nata una ambizione superiore, questi individui acquisirono il potere e si installarono come tiranni in tutto il globo, combattendosi l’un l’altro e dando origine a una serie di guerre catastrofiche che si conclusero con la loro sconfitta. Per evitare la naturale ritorsione, Khan fuggì insieme a un gruppo di consimili su una astronave antiquata, a bordo della quale vagarono nello spazio per duecento anni in “animazione sospesa” (uno stato di rallentamento drastico delle funzioni vitali che, nella teoria – per ora solo fantascientifica – può permettere di sopravvivere per lunghi periodi e risvegliarsi senza essere invecchiati).

Questo superuomo è molto diverso da Captain America: non provando devozione per nulla o nessuno, Khan è un freddo realista e un metodico calcolatore, capace di inganno e violenza. Nelle intenzioni di Gene Rodenberry (creatore della serie televisiva), il personaggio di Khan avrebbe dovuto riflettere la mentalità del XX Secolo in contrapposizione a un futuro più illuminato.

…e infine scienza.

Per molti anni, la manipolazione genetica del DNA umano è rimasta perlopiù un valido ed efficace argomento di fiction, in parte per questioni tecniche e in parte per ritrosia morale. L’ostacolo tecnico venne superato presto, grazie all’accelerazione del processo di ricerca e allo sviluppo di tecniche sempre più sofisticate ed efficaci.

Nel 2012, venne scoperto che i CRISPR (frammenti di DNA che contengono brevi frequenze ripetute) offrivano la possibilità di silenziare e attivare determinati geni: una scoperta sensazionale che ha reso possibile la manipolazione genetica e aperto la strada al primo esperimento (effettuato in Cina nel 2015) di modificazione del genoma di un embrione umano.

La ritrosia morale nei confronti della manipolazione genetica è tuttora forte, in specie nei paesi Occidentali. In un brillante articolo pubblicato su The Conversation, Owen Schaefer ha sottolineato come numerose indagini statistiche condotte in Germania, Regno Unito e Stati Uniti abbiano evidenziato che la manipolazione degli embrioni (e in generale, del genoma umano) è piuttosto malvista e ammessa solo per ragioni mediche, in parte perché considerata moralmente impropria, in parte perché presenta numerosi rischi – etici, morali, finanche politici.

In Europa e in America Settentrionale, l’incubo di Mary Shelley è vivo e presente. In altri paesi non Occidentali, come Cina e India, tale opposizione è probabilmente minore, anche perché la tradizione eugenetica di aborto selettivo era pratica comune fino a pochi decenni fa. Pechino, in particolare, guarda con molto favore alle ricerche sulla manipolazione genetica, che offrirebbe indubbi vantaggi in termini di prestazioni sportive migliorate e di riduzione dei comportamenti violenti.

La maggior parte di questi vantaggi sono ancora oggetto di speculazione. La probabilità che tali supposizioni possano rivelarsi fondate, però, è tutt’altro che bassa. La Cina potrebbe sviluppare presto una nuova forma di Homo Sapiens fisicamente più forte, meno esposta al rischio di malattie e più intelligente. Per i paesi Occidentali il dilemma è lampante: rinunciare ai limiti imposti dalla morale o rinunciare alla competitività umana?

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Se il colosso asiatico riuscisse a portare a termine programmi di manipolazione genetica e ottenere individui superiori, per noi, rimasti indietro perché eticamente vincolati, si profilerebbe un futuro da secondi in classifica? Se il Captain America del futuro avesse tratti orientali, non avremmo nessuno avversario valido da opporre.

La Cina potrebbe disporre di uomini e donne che inevitabilmente garantirebbero performance migliori, costringendo coloro che non si sono adeguati ai programmi di manipolazione genetica ad arrancare dietro di lei.

Il programma eugenetico di Pechino potrebbe anche condurre a un vicolo cieco, o peggio, a pericoli imprevisti. Il Superuomo ottenuto in laboratorio per adesso non ha volto: che sia Captain America o Khan Noonien Sing, per ora non è possibile prevederlo.

In Occidente, però, siamo ad un bivio. Dobbiamo scegliere quale strada percorrere, quanto investire e soprattutto cosa scegliere. E quindi, cosa sacrificare: la nostra etica renitente o il futuro (possibile) dei nostri figli.

di Paolo Albergoni
Paolo Albergoni
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