Anche nel racconto di fantasia più sfrenato e distopico le relazioni tra le entità politiche seguono le stesse modalità che hanno contraddistinto il corso della storia umana. Final Frontier è la rubrica che proverà a spiegare le relazioni internazionali attraverso le più conosciute storie di fantascienza. “Spazio, ultima frontiera”.
La colonizzazione spaziale è un tema dibattuto e spesso ci si immagina una galassia abitata da un’umanità progredita. Ma cosa accadrebbe se il conflitto che esiste tra gruppi umani si riproponesse anche per i nostri “nipoti spaziali”?


Nessuno ha saputo rendere la fantasia così reale quanto Isaac Asimov. Statunitense di origine russa, abilissimo divulgatore scientifico, prolifico e visionario scrittore, fu forse il più grande autore di fantascienza del Novecento, capace di influenzare scrittori, registi e produttori cinematografici (senza di lui, probabilmente né Star Trek né Guerre Stellari sarebbero mai esistiti).

Di vastissima cultura scientifica e profonda sagacia narrativa, Asimov seppe dare ai suoi romanzi un’impronta scientifica e realistica ineguagliata, descrivendo scenari futuri (e immaginari) con una precisione e una capacità argomentativa tale che qualsiasi lettore rimane pressoché persuaso della validità potenziale dello scenario presentato.

La sua opera come divulgatore (attività cui Asimov teneva molto) ebbe altrettanta importanza della sua carriera di romanziere e influenzò una lunga serie di personalità di spicco nel mondo della letteratura e del giornalismo (incluso l’ideatore della trasmissione Superquark,  Piero Angela).

Pacifista e ateo, Asimov elaborò una serie di opinioni sull’epoca contemporanea che risultano in taluni casi inquietanti e profetiche: ad esempio, si dichiarò favorevole all’installazione di colonie ebraiche in Palestina, ma fortemente contrario al Sionismo, in quanto lo riteneva un movimento prettamente nazionalista che avrebbe sconvolto la regione (cosa che effettivamente accadde, datosi che la creazione dello Stato di Israele causò una serie di conflitti con i confinanti Stati arabi). Egli non credeva che il sistema internazionale, imperniato sullo Stato Nazionale di matrice moderna, fosse in grado di garantire la sopravvivenza della Terra e della razza umana entro i limiti temporali “scientificamente ordinari” (sia a causa delle alte probabilità di Olocausto nucleare, sia a causa dell’esorbitante livello di inquinamento atmosferico provocato dalle attività industriali e agricole): riteneva indispensabile la formazione di una “federazione” mondiale di matrice vagamente kantiana – convinzione che emergerà più volte nei cicli di romanzi della “Fondazione”, dei “Robot” e de “L’Impero”.

La mole di racconti, romanzi e opere da lui redatte è sterminata oltre che variegata (la leggenda vuole che fosse capace di battere a macchina più di ottanta parole al minuto). Tra i disparati argomenti e le possibili implicazioni correlate, preme soffermarsi su un aspetto particolare della colonizzazione spaziale immaginata da Asimov. Sarebbe interessante approfondire i quesiti legati a questo tema – come la possibilità dei viaggi interstellari e il Paradosso di Fermi sulla esistenza di civiltà aliene. Per motivi di spazio, siamo costretti a rimandare la trattazione di tali argomenti.

Partiamo dalle due domande fondamentali (dando per realizzabili i viaggi nello spazio e postulata l’inesistenza di civiltà aliene tecnologicamente avanzate):

1) cosa succederebbe se la colonizzazione umana della Galassia fosse spalmata su più fasi tra loro molto distanziate nel tempo e, a causa di questo lungo intervallo temporale,  tra i primi coloni e le successive ondate nascessero rilevanti differenze biologiche e comportamentali?

2) dati enormi progressi nel campo dell’ingegneria robotica, quanto sarebbe rilevante l’influenza dei robot sulla quotidianità e sui comportamenti umani e quali atteggiamenti susciterebbe la disponibilità di manovalanza meccanica in seno ai coloni e ai terrestri?

Nel romanzo “I Robot e l’Impero”, Asimov descrive un futuro in cui la Terra è ormai un pianeta morente e l’umanità, in cerca di nuovi habitat favorevoli, ha colonizzato una serie di mondi (circa 50) sparsi nella Galassia. Questi mondi sono abitati dai discendenti dei primi pionieri dello spazio (classificati nel libro come la razza degli Spaziali), i quali, a causa dei nuovi ambienti estremamente favorevoli e dell’avanzato progresso scientifico, si sono evoluti in maniera indipendente e peculiare: hanno sviluppato altezza e longevità (possono vivere fino a 400 anni); delegano ai Robot gran parte dei lavori manuali ed esecutivi; si riproducono con esasperante lentezza. Sul moribondo pianeta Terra, la razza umana sopravvive penosamente in un ambiente crescentemente sfavorevole. I terrestri hanno vita breve, ma sono numerosi e si riproducono molto velocemente; hanno inoltre sviluppato una grande diffidenza verso i robot, cosa che li rende adattabili e indipendenti da questi.

Nel romanzo, gli Spaziali sono costantemente preoccupati dalla nuova ondata di colonizzazione partita dalla Terra: l’arrivo degli “imbarbariti” potrebbe intaccare notevolmente la loro stabilità. Le pacifiche colonie spaziali sono “minacciate” dalla presenza di questo arretrato Homo Sapiens, incline a proliferare, aumentare di numero a dismisura e ad evitare il contatto con i Robot (che sono diventati incredibilmente simili agli esseri umani, tanto da potersi mischiare a loro). Nonostante il nucleo centrale della storia del grande scrittore sia altro (la risoluzione della crisi da parte del robot superiore Daniel Olivaaw, che opererà contro le Tre Leggi della Robotica – cui è suo malgrado vincolato – affinché sia resa possibile la nascita dell’Impero, entità politica centralizzata che rappresenta la sola speranza di un tranquillo futuro per la razza umana (sic!).

Gli elementi che assumono per noi rilevanza sono due: la dinamica della “immigrazione/invasione” e la risoluzione dei conflitti di civiltà non per mezzo di distruzione bensì di unificazione/integrazione. Un tema cui Asimov teneva moltissimo. Nonostante abbiano antenati e storia comuni, gli Spaziali non sono affatto disposti a condividere o tantomeno rimettere in discussione la loro paradisiaca società del benessere per amore dei loro “lontani cugini”, culturalmente e biologicamente arretrati. Per contro, i terrestri malsopportano l’arroganza degli Spaziali e non accettano alcun veto al loro diritto di colonizzazione. Le soluzioni sono due: uno scontro di civiltà che decreti un vincitore assoluto; una transizione pacifica verso un’umanità unita e padrona della Galassia. La prima soluzione è facile e immediata, ma dannosa; solo l’impegno e la astuzia dei protagonisti del romanzo (in particolare il sopracitato Olivaaw) consentono di evitare il conflitto e avviare la seconda e migliore soluzione.

È quello che accade oggi, dove siamo perennemente in bilico tra scontro e collaborazione: ci libereremo mai dell’intolleranza e dello spettro del conflitto di civiltà? È questo il futuro?

Paolo Albergoni
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