Lunedì 15 Gennaio la Turchia ha illustrato il progetto che porterà alla costruzione di un canale che ridurrà il traffico sul Bosforo e trasformerà la parte europea della città di Istanbul in un’isola. L’inizio dei lavori per la realizzazione di una delle opere più costose mai realizzate nel paese, è previsto per il 2018, come dichiarato dal Ministro dei Trasporti Ahmet Arslan che ha aggiunto che la stessa, sarà finanziata grazie a una partnership tra il settore pubblico e quello privato.

Questo canale sarà lungo 45 km e collegherà il Mar Nero al Mare di Marmara e non sarà soggetto alla Convenzione di Montreaux sulla regolamentazione degli stretti, che garantisce il libero passaggio delle imbarcazioni di tutto il mondo in tempo di pace; la Turchia quindi potrà far pagare tutte le navi che transiteranno attraverso il nuovo canale.

All’opera, che va a inserirsi all’interno di un piano di sviluppo più ampio della parte nord della città di Istanbul, si oppongono in molti, tra cui gli ambientalisti giustamente preoccupati per la sorte della splendida foresta presente nell’area  che sarà interessata dai lavori. Lo stesso Erdogan nel 2011 l’ha definito “un progetto folle.”

Sono in corso verifiche governative sull’impatto ambientale, tuttavia è opinione dell’Unione degli Ingegneri Geologi di Istanbul che i dati emersi sino ad ora, non tengano conto dei rischi insiti in questo progetto tra cui un’alterazione dell’equilibrio di minerali e nutrienti nel bacino del Mar Nero oltre a una diminuzione dei livelli di ossigeno nel Mare di Marmara.

Un cacciatorpediniere americano passa attraverso il Bosforo Credits to: Serhat Güvenç

Il Bosforo è uno degli stretti più attraversati del mondo. Nel 2016 circa 42.000 imbarcazioni sono passate attraverso questo suggestivo braccio d’acqua tra due terre, contro le 16,800 transitate nello stesso anno attraverso il canale di Suez.  Questo stretto assieme ai Dardanelli costituisce il confine meridionale tra il continente europeo e quello asiatico, oltre all’unica via per l’Oceano per Bulgaria, Romania, Ucraina e Georgia, oltre che per i porti russi sul Mar Nero. 

 

Eliza Ungaro
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