La settimana scorsa, i Ministri dell’economia e delle finanze dell’Unione Europea hanno raggiunto un importante accordo per la concessione di un ulteriore prestito di 10,3 miliardi di euro ad Atene. Un accordo costato più di dieci ore di trattative, che lascia insoluto il vero problema della questione greca: la ristrutturazione del debito.

 “La trattativa è stata molto lunga, ma è un successo importante sia per la Grecia che per l’Ue”. Così il Ministro dell’economia italiano Pier Carlo Padoan ha commentato l’accordo sulla nuova tranche di aiuti alla Grecia, raggiunto nella notte tra il 24 ed il 25 maggio a Bruxellss. Un’intesa che scongiura, al momento, una banca rotta dagli effetti potenzialmente critici sull’Eurozona, ma che non scioglie il nodo più importante ed intricato del problema: l’alleggerimento del debito greco, che oggi si attesta intorno al 180% del Pil.

Nonostante il Fondo Monetario Internazionale auspicasse il raggiungimento di un accordo che prevedesse, da subito, il blocco dei pagamenti fino al 2040, l’intesa sottoscritta tra governo greco e dall’Eurogruppo (di cui fanno parte i Ministri dell’economia e delle finanze dei paesi che adottano l’Euro) prevede che il Fondo Europeo di Stabilità (Esm) agisca nel breve, medio e lungo termine, a ridurre l’esposizione debitoria di Atene (circa 311 miliardi) in maniera graduale, anche perché, come ha sottolineato il Governatore della Banca d’Italia Visco, l’Esm ha in cassa “appena” 378 miliardi, di cui tra gli 80 e i 180 miliardi sono riservati all’eventuale ricapitalizzazione delle banche europee in sofferenza.

Nessun taglio immediato o nessuna cancellazione del debito, dunque, ma un reprofiling degli interessi sul debito contratto del 15% nel medio periodo e di meno del venti nel lungo – leggi: un default controllato con un posticipo della scadenza della posizione debitoria.  In cambio, la Grecia dovrà assicurare un avanzo di bilancio primario in media del 3,5% del PIL.

[ecko_alert color=”gray”]Guarda anche la video-intervista La Grecia e l’Odissea del debito[/ecko_alert]

L’intesa, raggiunta dopo undici ore di contatti ed estenuanti trattative, accontenta tutti o quasi. Accontenta la Grecia, che si vede sbloccare altri 10,3 miliardi di euro di prestiti entro la fine dell’anno, fondamentali per Atene. Accontenta l’Unione Europea, che può rimandare ancora una volta la necessaria discussione sulla ristrutturazione del debito greco. Accontenta la Germania, che vede ancora una volta premiata la sua volontà: niente ristrutturazione debitoria prima del 2018. Accontenta (si fa per dire) i mercati europei, che vedono allontanarsi (si fa per dire) l’incubo di un pericoloso shock sistemico dovuto ad un eventuale default ellenico.

Come detto, il Fondo Monetario Internazionale – che si dice si sollevato per la conclusione dell’accordo – avrebbe invece preferito interventi più radicali: l’Ue, se vuole mantenere il Fmi dentro l’accordo, deve prendere un impegno ufficiale e credibile sul condono del debito di Atene.

L’accordo raggiunto a Bruxellss invece non sembra accontentare per nulla l’ex Ministro greco delle finanze, Yanis Varoufakis, che dalle pagine del New York Times ribadisce come questo piano di salvataggio – in piedi ormai da anni, con modalità più o meno invariate – sia destinato al fallimentoVaroufakis sostiene inoltre che la causa dei problemi ellenici è da ricercare nella crisi esistenziale dell’Eurozona, indecisa tra una moneta sovrana ed una gold standard (cioè non ancorata al valore dell’oro), sospesa tra gli egoismi nazionali e la volontà europea: Le grandi domande a cui l’Europa deve trovare risposta sono: Quale tipo di unione politica vogliamo? E siamo pronti ad agire abbastanza velocemente per impedire la frammentazione dell’Eurozona?“.

Tutto bene quel che finisce bene, insomma? Per Yannis Palaiologos, columnist di Politico e del Financial Times, non c’è molto da stare ottimisti. Scrive Palaiologos in un articolo in cui ripercorre le vicende politico-finanziarie greche degli ultimi anni, che “quest’accordo è tutt’altro che un game-changer“, e che “l’insistenza degli europei – e di un Paese in particolare – nell’ignorare la realtà” sarà la causa per cui “lo spettro della grexit tornerà nuovamente a reclamare vendetta”.

Stefano Crippa
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