La situazione umanitaria ad Aleppo

La situazione siriana è un inferno. Capire cosa sta succedendo è doveroso in quanto esseri umani e indispensabile per la comprensione di quei fenomeni che travalicano i confini naturali di quella terra. Per questo motivo la nostra Rivista seguirà più da vicino la guerra siriana, che in realtà sono tante guerre diverse e sovrapposte, in modo da fornire un quadro sempre aggiornato e il più chiaro possibile.
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Cosa chiedono medici, volontari e civili operanti in Siria alla comunità internazionale? Come sta reagendo la Turchia ai bombardamenti dell’ISIS su Kilis? Lo abbiamo chiesto al dott. Amer Ahmad Dachan, Presidente di ONSUR Italia, da poco tornato dalla zona di Aleppo.

Il cessate il fuoco è collassato: i bombardamenti e gli scontri sono ripresi a pieno ritmo e ospedali, scuole e abitazioni civili sono di nuovo nel mirino dopo una diminuzione delle azioni di guerra. L’ultimo episodio di sangue si è verificato stanotte quando una serie di bombardamenti russi ha colpito e distrutto l’Ospedale Nazionale di Idlib, uccidendo almeno 50 persone (tra cui 17 bambini accertati) e ferendone circa 250 (per il video clicca qui), anche se il governo russo ha già negato ogni responsabilità. In questo inferno un’associazione umanitaria, Onsur Italia, continua periodicamente a portare ambulanze e aiuti umanitari.

Abbiamo intervistato il Presidente di Onsur, il dott. Amer Ahmad Dachan, che con altri volontari è da poco rientrato dalla Siria, portando a termine la 16° missione umanitaria dal 2012. Nell’ultimo viaggio la missione è stata sfiorata dalle bombe dell’aviazione siriana e di ISIS. Vi proponiamo la sua testimonianza diretta e le voci che ha raccolto ad Aleppo. Di seguito il transcript dell’intervista.


[ecko_toggle style=”outline” state=”closed” title=”Transcript dell’intervista”]

  1. Dott. Dachan, in qualità di Presidente di Onsur Italia ha guidato la recente missione umanitaria in Siria, dove avete consegnato ambulanze e altri aiuti. Che zone avete raggiunto e che situazione avete trovato? Innanzitutto, abbiamo raggiunto le zone dette “liberate” e siamo questa volta entrati da un confine umanitario, quindi non un confine regolare dove prima della guerra transitavano merci e persone, ma un confine umanitario per gli operatori umanitari. Questo confine si trova molto vicino a Latakia, zona del regime, sta in provincia di Idlib. Quindi abbiamo visto tutta Idlib, personalmente è la prima volta che vediamo la città di Idlib “liberata” e da lì abbiamo raggiunto 1,5 km la porta di Aleppo, [cioè] prima di Aleppo a 1,5 km.
  2. Durante la missione, avete avuto modo di parlare con i medici locali e i membri della Protezione Civile Siriana e altri operatori umanitari. Cosa vi hanno detto? Cosa si aspettano dai colloqui di pace e cosa chiedono alla comunità internazionale? Innanzitutto dovete considerare che tutte queste persone che abbiamo visto durante questa 16° missione le abbiamo viste che eravamo sotto bombardamento, cioè mai come prima siamo stati a rischio, sotto bombardamento, come questa volta. Quindi anche quando si parlava con le persone, si scambiavano due parole, si leggeva la tensione, sicuramente da parte mia, ma anche da parte loro che sono comunque abituati ai bombardamenti. Le persone si aspettano che prima o poi questo finisca, tutto, perchè come hanno resistito per 5 anni, le persone sono disposte a resistere finchè avranno, come si dice, un ultimo respiro per resistere. Si aspettano che prima o poi venga attuata, in maniera urgente, la no-fly zone, che era stata la prima richiesta in risposta ai bombardamenti del governo di Assad. La no-fly zone avrebbe evitato sicuramente l’80-90% delle morti che ci sono state fino adesso. Si aspettano i corridoi umanitari e che gli aiuti entrino nelle zone assediate senza le mille condizioni che mettono quei battaglioni legati o all’Iran o al Libano o a milizie che sono lì per guadagnarci, anche milizie stesse di Assad, che ogni volta che entrano gli aiuti umanitari fanno di tutto per bloccarli. Quindi si aspettano questi corridoi umanitari. La situazione che stanno vivendo questi giorni sicuramente li ha portati a dire che il periodo di cosiddetta tregua è sì stata una tregua parziale, non come hanno sbandierato i due protagonisti dei bombardamenti, Assad e Russia, però comunque quando c’è stato il calo dell’intensità dei bombardamenti è servito tanto per respirare. Quindi un’altra richiesta che hanno avanzato è lo stop immediato dei bombardamenti.
  3. Bombardamenti che comunque stanno continuando. Che lei sappia, sono stati bombardati anche gli ospedali, o comunque le zone, dove voi continuate a portare degli aiuti? Allora, quando è stato bombardato quell’ospedale ad Aleppo, che ha fatto tanto notizia qualche settimana fa, noi eravamo lì praticamente a 2 km. Un altro ospedale che hanno bombardato è un ospedale dove abbiamo consegnato delle medicine e ambulanze, e dopo qualche giorno ci chiamano i nostri ragazzi dicendoci che l’ospedale è stato bombardato varie volte dal giorno che abbiamo consegnato le cose e infatti la direzione ha optato per chiudere immediatamente l’ospedale perchè le bombe che tiravano, grazie a Dio, non erano precise, quindi hanno colpito varie ali dell’ospedale, ma questa è anche un pò la tecnica che usa Assad, continua a bombardare finchè non centra esattamente il punto letale, per questo l’ospedale è stato in parte distrutto, ma evacuato perchè avrebbe fatto la fine degli altri ospedali bombardati. Noi comunque nella missione abbiamo visto altri ospedali completamente rasi al suolo in precedenza.
  4. Voi avete anche consegnato materiale scolastico. Com’è la situazione delle scuole in Siria e dell’educazione in generale? Si riesce comunque a dare istruzione ai bambini siriani nonostante la guerra? Allora noi come associazione umanitaria abbiamo sempre detto una cosa: l’emergenza medico-sanitaria-alimentare deve viaggiare di pari passo con l’emergenza scolastica, perchè come sapete se un popolo esce ignorante, [lo] si riesce a governare in qualsiasi maniera uno voglia. In Siria ci sono bambini nati nei campi profughi, già profughi, perchè il profugo non è solo quello che va fuori dalla Siria, il profugo è anche quello che è scappato per esempio dalla città di Homs per venire verso la città di Aleppo o Idlib o Hama. Milioni di esempi, veramente ce ne sono milioni di esempi, di persone che hanno lasciato la propria città per scappare in un’altra. Questo ha comportato anche l’interruzione dell’anno scolastico, l’abbandonare tutto il materiale scolastico del proprio figlio, il ritrovarsi in una città senza avere niente, né per mangiare e vivere, né anche per studiare. Ma ci sono tantissime scuole, grazie a Dio noi ne supportiamo almeno una decina, che non contano solo sul nostro aiuto perchè comunque sono scuole grandi, di almeno 400 alunni, noi ne abbiamo viste tantissime di scuole che tutti i giorni fanno il loro percorso, istruiscono i bambini, fanno anche la famosa “festa di fine anno”, dove si premiano questi bambini, dove si dà loro il diploma in caso abbiano finito, sperando che un giorno venga riconosciuto a livello anche internazionale. Infatti noi alle scuole, oltre al materiale scolastico, diamo sempre un grande quantitativo di giochi per riuscire a supportarli e invogliare i bambini a studiare. Un’ultima cosa sulla questione scolastica: ogni volta che parliamo coi bambini, e ripeto sono bambini che stanno sotto bombardamento (sono state bombardate varie scuole come sapete), ma parlando con i bambini ci dicono “noi non abbiamo paura dei missili, la nostra voglia di imparare è più grande della paura di morire sotto bombardamento”.
  5. Voi, come diceva prima, siete entrati dalla Turchia; com’è la situazione sul confine turco? La situazione del confine turco al nord della [Siria] adesso è abbastanza grave. Una parte del confine è controllata dai cosiddetti ribelli, che sono il popolo, un’altra dai curdi, e purtroppo c’è una grande fascia adesso dove sono arrivati i miliziani dell’ISIS. Era loro obiettivo arrivare in Turchia, ma c’è un grandissimo dispiegamento di militari, mezzi corazzati, anti-aerea turchi proprio lì a confine per fermare l’avanzata dell’ISIS. Però il dato di fatto è che l’ISIS è lì, al confine. Anche nella nostra missione, grazie a Dio c’è andata molto bene, perchè esattamente a due case da dove stavamo è caduto un missile sparato dai miliziani dell’ISIS verso Kilis. Cioè infatti io e i nostri ragazzi siamo rimasti spaesati perchè non pensavamo di essere sotto bombardamento in Turchia, invece purtroppo è così. Sono missili che fanno benissimo 4,5,6 km, quindi riescono a coprire la zona del confine e andare oltre. Di tutta risposta infatti la Turchia, tutta la notte, con gli aerei ha bombardato le zone dell’ISIS cercando appunto di far indietreggiare l’ISIS il più possibile. Purtroppo bisogna ammettere che l’ISIS ha un armamento da non sottovalutare e ancora fisicamente è lì.
  1. Infatti recentemente la Turchia ha confermato che sue forze speciali hanno condotto un’operazione in Siria contro ISIS in risposta a questi colpi di mortaio sulla città di Kilis. Voi eravate in Turchia proprio in quei giorni. Cosa può dirci a riguardo? Sinceramente, sulle operazioni turche via terra so quello che sapete voi, le notizie che arrivano, so che c’è stata almeno un’incursione, però sono tutte notizie sempre da prendere “con le pinze”, come si dice, perchè se la Turchia dovesse entrare in Siria, anche solo per bombardare ISIS, la Siria stessa lo vedrebbe come un atto di guerra, quindi Siria vuol dire anche Russia, che adesso partecipa militarmente sia a difesa di Assad che compiendo bombardamenti, e si rischia veramente di ingaggiare un nuovo conflitto di scala larga, almeno regionale, se non vogliamo dire mondiale, perchè stiamo parlando di Turchia, Siria e Russia e, come sapete, la Turchia fa parte della NATO. Quindi sono, non dico scettico, ma nel fatto che la Turchia possa condurre operazioni via terra, però qualcosa c’è stato sicuramente, anche perchè, come si dice, a vista i militari turchi riuscirebbero a vedere i miliziani dell’ISIS, e per un Paese in forte crescita, enorme, con comunque una stabilità come la Turchia, averci al confine i miliziani dell’ISIS è l’ultima cosa che desiderano.

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di Samantha Falciatori