Ogni settimana su Zeppelin vi riporteremo l’intervista più interessante dei giorni appena trascorsi.

Thomas de Maizière, Ministro degli Interni Tedesco – uno dei più importanti consiglieri di Angela Merkel dal 2005 – racconta il motivo per cui si può ragionevolmente credere che nessun esponente di una cellula terroristica rischi la propria vita attraversando il mediterraneo su un’imbarcazione di fortuna.

L’intervista originale è stata realizzata da Ruth Marcus e pubblicata sulla rivista Washington Post il 28 maggio: la trovate a questo indirizzo.

traduzione di Davide Vavassori

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(…)

D: Crede che la problematica del terrorismo cresciuto tra i confini nazionali sia simile tra Stati Uniti e Germania? O pensa sia diversa?

R: Credo sia simile. Se si guarda al background dei terroristi in Belgio e Francia, sono persone educate e cresciute socialmente in Belgio e Francia, sebbene alcune di loro siano foreign fighters. Non ci sono state squadre d’assalto inviate dall’estero per fare attentati terroristici in Europa e America, ma sono cresciuti nelle nostre scuole, hanno fatto sport con i nostri figli, sono andati nelle nostre moschee e si sono radicalizzati nei nostri quartieri. E questo, ovviamente, deve farci pensare. Com’è potuto accadere? Qual è stato il ruolo di Internet, dei provider del web e come hanno potuto queste modalità di radicalizzazione restare nascoste? Penso sia una situazione simile e ci stiamo tutti lavorando su.

D: La Germania ha dovuto cambiare le sue abitudini o i suoi regolamenti sulla privacy per fronteggiare la nuova minaccia terroristica? Negli USA abbiamo avuto in grande dibattito su questo…

R: In Germania la privacy è molto importante. Ma, sotto certi aspetti, la questione è diversa. Per esempio, per noi è pacifico che ognuno dichiari lo stato e la provincia in cui vive. Abbiamo carte d’identità personali. Una volta l’ho mostrata a Janet Napolitano (ex Segretario della Sicurezza Nazionale americano) ed è rimasta scioccata che fosse normale in Germania. Per gli americani questo tipo di trasparenza è inaccettabile. In Germania il punto è che lo stato dovrebbe raccogliere solo i dati di persone sospette. La discussione allora è: a che punto uno diventa una persona sospetta? Inoltre, la lotta al terrorismo ha bisogno di partire dall’analisi di contatti tra persone particolari tra cui, in uno stato iniziale, niente accade e forse non sono neppure “sospette”. Quanti dati personali si possono raccogliere in nome della prevenzione?

D: Quanto vi sentite pronti in Germania a prevenire e individuare un attentato? Ho sentito che alcuni ufficiali americani hanno preoccupazioni a proposito della Germania.

R: Questo non è vero. (…) Dopo l’11 settembre abbiamo fatto molto in Germania. Non abbiamo avuto grandi attentati in Germania finora e la ragione è un misto tra efficienza e fortuna. Non posso dare garanzie che non succederà nulla ma siamo preparati bene. Ovviamente c’è una nuova preoccupazione a proposito dell’impatto dei migranti: ci sono terroristi tra profughi e rifugiati?

D: Lei che ne dice?

R: Per i terroristi ci sono modi molto più facili di venire in Germania e in Europa che a bordo di piccole imbarcazioni e mettendo a repentaglio la loro vita. Eppure sì, abbiamo visto alcune persone registrate come profughi che hanno poi lavorato per gli attacchi a Parigi. Sono passati per la Germania e riceviamo segnalazioni tutte le settimane in merito a supporter dell’ISIS tra i migranti. Circa 300 segnalazioni ma, tra questi, meno di 50 vere. È quindi fonte di attenzione, ma se comparate meno di 100 potenziali minacce con un milione di migranti, la vera minaccia terrorista non viene dai rifugiati. (…)

D: Crede che il problema rifugiati continuerà per i prossimi anni?

R: Le migrazioni saranno una sfida enorme i prossimi dieci anni circa e sono una sfida per tutti noi che ne siamo responsabili. La differenza tra povertà e ricchezza sta aumentando e Internet e i media mostrano ai più poveri del mondo che la loro situazione potrebbe essere migliore. La spinta a lasciare il proprio paese diventa sempre più grande. Non elimineremo mai la differenza tra paesi poveri e paesi ricchi e una ragione accettabile per lasciare il tuo paese non può essere che tu puoi trovare un migliore futuro ovunque nel mondo. Se questo è il nostro motto, allora il mondo intorno a noi collasserà. Agire e assumersi le responsabilità per quelli che devono lasciare il loro paese a causa dei conflitti è necessario.

Davide Vavassori
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