I Cani di Ares – Corsari di Grecia / capitolo 13

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26 marzo Palazzo Maximou, ufficio del Primo Ministro, ore 11:00 

«Colleghi, sono lieto di vedervi qui riuniti, come tutti sapete ci rimane poco tempo. Il destino ci sta sfuggendo di mano» il premier Zaros si strinse nelle spalle; al tavolo rotondo dell’ufficio ministeriale c’erano tutti, i suoi Ministri dell’USP insieme agli alleati di Libertà Greca capeggiati dal Ministro degli Interni Dimitris Noikos.

«Sono tempi duri per la Grecia, siamo rimasti soli. Quello che vi sto per dire potrà sorprendervi, non vi nascondo la verità, io per primo ho più dubbi che certezze, ma valutate che quello che vi chiedo, quello che vi propongo, non è mai stato nelle mie prime intenzioni ed è solo il frutto della violenza a cui i nostri nemici nascosti c’hanno costretto.

Nessuno poteva immaginare che si sarebbe giunti a un tale punto di non ritorno, tuttavia questa è la realtà. Dobbiamo pagare un miliardo e mezzo al Fondo Monetario. Non sfuggiremo ai nostri debiti, non più…

…non noi»

I Ministri si guardarono con aria di sconcerto, i volti erano tesi. Gli alleati di destra di Libertà Greca non proferirono una parola, il loro capo Noikos non mosse un muscolo. La falsa lettera indirizzata al Cremlino che aveva preparato con l’inganno sarebbe stata inviata dai suoi uomini a momenti, come da suoi ordini.

Il premier Zaros dopo una breve pausa riprese a parlare.

«E bene, noi pagheremo. Pagheremo tutto come promesso, ma ci sarà una piccola sorpresa per i nostri creditori. Ci sarà una piccola novità per chi ha voluto strangolarci»

Il Ministro degli Interni corrugò la fronte cosa intende questo idiota? Quale sorpresa? Pensò.

«Nelle ultime settimane ci siamo trovati costretti a volgere lo sguardo attorno a noi cercando amici in ogni luogo, anche dove mai avremmo voluto. Come dicevo questo è stato necessario per la salvezza della Grecia» disse Zaros

…ma di che cazzo sta parlando questo bastardo? Penso Noikos, il Ministro degli Interni iniziò ad agitarsi sulla sedia, pensava alla lettera che aveva preparato, oramai doveva già essere partita.

Il Premier Zaros continuò «guardando a Est abbiamo trovato un amico insperato. Il Presidente Ježov ci ha offerto un piano di finanziamento della durata di 5 anni. Un miliardo e 500 milioni ci verranno prestati immediatamente senza alcun tasso d’interesse. Ovviamente, i russi hanno qualcosa da guadagnare. Un nuovo alleato. Un nuovo porto sul mediterraneo… una nuova strada per il loro gas».

Il Ministro Noikos diventò pallido come un fantasma, iniziò a sudare freddo, le mani gli tremarono. Quindi il suo imbroglio non sarebbe stato più necessario, tutto aveva inaspettatamente preso la direzione giusta.

Zaros vide il cambiamento d’umore sul volto dell’alleato di governo e per un attimo si fermò.

«Dimitris? Hai l’aspetto di un cadavere, ti senti bene? Ah! Pensavo che tu stimassi Ježov, non volevo spaventarti» disse il Premier scherzando.

Non poteva immaginare lo stato d’animo di soddisfazione e contemporaneo terrore che stava attraversando il suo Ministro degli Interni.

La lettera verso Mosca andava immediatamente fermata.

«No Primo Ministro, è tutto a posto, solo… devo aver avuto un calo di pressione… la tensione di questi giorni mi sta distruggendo» Noikos vide che il Ministro della Difesa, suo sodale, si alzò di scatto per andargli incontro, lo sguardo che aveva negli occhi parlava chiaro, cosa avrebbero fatto ora della lettera per il Cremlino?

«Per favore accompagnami fuori non mi sento molto bene» disse Noikos al suo sottoposto.

«Subito capo!» rispose il Ministro della Difesa Georgiadis.

Zaros sorrise guardando la scena, gli altri Ministri erano attoniti; ovviamente tutti gli uomini del partito del Premier erano già a conoscenza della scelta di accettare l’aiuto russo, tuttavia l’improvviso malore di Noikos aveva gettato un’atmosfera di apprensione sull’incontro ministeriale.

Georgiadis accompagnò fuori Noikos. Appena le grosse porte di legno della sala si aprirono, i portaborse, vedendo il Ministro degli Interni in stato confusionale, accompagnato sottobraccio, accorsero per sorreggere il loro leader.

Improvvisamente Noikos riprese le forze, la recita era finita.

Levando il braccio dalle spalle del Ministro della Difesa afferrò con forza un suo assistente e portò il volto al suo orecchio proferendo un sibilo:

«La lettera? È già stata spedita? Dov’è ora?»

«No, non ancora Ministro, volevamo aspettare un attimo, lo faremo subito se vuole».

Noikos improvvisamente sentì la tensione sparire.

«No! distruggete quella fottuta lettera!»


Stesso giorno, Salonicco, casa dei fratelli Konstantakis, ore 18:00

«Nico! Vieni a sentire la tv!» Urlò la madre dalla cucina.

«Che c’è?! Non mi interessa!»

«Muoviti… è il telegiornale! Ci sarà il referendum!»

Nico tese le orecchie come fanno i cani lupi, in effetti anche lui era un cane, ma di un’altra specie.

«Che dicono? Perché urli?!» fece Nico alla madre con un espressione mista tra lo scocciato e l’annoiato, stava finendo di controllare le note della tesi, un lavoro mortale, avrebbe sicuramente preferito assaltare un altro portavalori o organizzare il solito attacco incendiario piuttosto che rileggere duecento note controllando la posizione di virgole, punti e maiuscole.

«Zaros vuole fare un referendum per uscire dall’Europa» disse la madre in maniera concitata.
«Cosa?» Rispose Nico. «Non si possono indire referendum sui trattati internazionali» 

«Hanno detto che il parlamento ha già accettato» rispose la madre.

«Ma quale sarebbe l’alternativa? Mi sembra una stronzata!» Disse Nico scuotendo la testa.

«La Russia. Ci aiutano i russi» fece la madre.

«Ma che cazzo vuol dire» rispose Nico facendo un smorfia di stupore.

«Cambia tono ragazzo» disse la madre.

«Scusa ma’ non ce l’ho con te» rispose il figlio. «Ma questi sono tutti impazziti» aggiunse.

«La Russia ci darà i soldi per pagare l’Europa» disse la madre tenendo gli occhi incollati alla TV.

«Come la Russia? Ma’ te l’ho già detto i soldi dobbiamo darli al Fondo Monetario non all’Europa… ma chi l’ha detta ‘sta roba?» Fece Nico.

«Il governo! Zaros ha detto che i russi ci aiuteranno» rispose la madre.

Ma che cazzo sta succedendo… pensò Nico.

«La Russia… ma questi sono totalmente pazzi. La Russia è sull’orlo del baratro, lo sanno tutti» disse Nico ad alta voce.

«Almeno loro ci aiuteranno» rispose la madre.

«Ma hai idea di cosa vorranno in cambio?» Disse Nico.

«E l’Europa cosa vuole in cambio invece?» Rispose la madre.

«Dai mamma, parla seriamente l’Europa non c’ha mai chiesto nulla in cambio»

«Per forza… non c’ha mai dato nulla!» rispose tagliente la madre.

Nico mollò il colpo, non voleva discutere con sua madre di politica. In quel momento gli vibrò il cellulare, era il fratello.

«Pronto Ares» rispose Nico.

«Hai sentito?» Fece subito il fratello.

«Sì, parli del referendum?»

«Sì, ah ah» in sottofondo si sentirono delle risate.

«Chi c’è lì?» Disse Nico.

«Sono con Maka» rispose Ares «Stiamo festeggiando»

«Per cosa? Che cazzo dici?»

«Come per cosa genio?» Fece Ares «Hai sentito del referendum o no?»

«Sì… Che ne pensi?» Rispose Nico.

«Che ne penso? Ah ah!» Nico sentì le risate di Maka che si aggiungevano a quelle del fratello.

«Nico, cosa vuole Ares?» disse la madre guardandolo con sguardo torvo.

«Niente di particolare…. è ancora all’ufficio di collocamento…» rispose il fratello mentendo, mentre sentiva crescere le risate dall’altra parte.

«Vuoi sapere davvero cosa ne penso?» disse Ares. Ci fu un attimo di pausa, Nico deglutì.

«Prepariamo le armi!»


Continua…

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