La prima intervista di Dilma Rousseff dopo l’impeachment

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Ogni settimana su Zeppelin vi riporteremo l’intervista più interessante dei giorni appena trascorsi.

Dilma Rousseff è stata sospesa a metà maggio dal suo ruolo di Presidente dal Senato, con 55 voti favorevoli e 22 contrari. Al suo posto è entrato in carica Micheal Temer, che sarà Presidente per i 180 giorni in cui si dovrà ratificare la decisione per l’impeachment di Rousseff.

Questa che segue è la prima intervista rilasciata da Dilma Rousseff da quando il voto di impeachment del Senato l’ha costretta a lasciare il proprio incarico.

L’intervista originale è stata fatta da Glenn Greenwald e pubblicata sulla rivista The Intercept il 19 maggio: la trovate a questo indirizzo.

traduzione di Davide Vavassori

the intercept

(…)

D: L’ultima fase della procedura di impeachment ha luogo presso la Corte suprema, che è costituita da 11 giudici: 8 di loro sono nominati dal Partito del Lavoratori (ndr: il partito di Dilma Rousseff) e 5 direttamente da lei. Può affermare che la Corte e le sue decisioni siano legittime?

R: Credo che le decisioni della Corte siano state sempre legittime. Non penso che la Corte giudichi il caso; non è la Corte suprema che giudica la procedure di impeachment. In Brasile le accuse di impeachment sono giudicate dal Senato. (…)

D: Ma se il Senato la giudica colpevole, lei può chiedere alla Corte suprema di rigettare la decisione e esprimersi nel merito se ci sono stati gravi crimini o infrazioni. Inoltre la Corte suprema avrebbe il potere di interrompere il processo, ma finora non l’ha fatto. Si può considerare un “colpo di Stato” (ndr: come definita da Dilma Rousseff l’accusa di impeachment) un processo regolato da una corte legittima?

R: Guardi, sono due cose completamente diverse. L’impeachment, secondo la legge brasiliana, è gestito dal Senato. Mi posso appellare alla Corte suprema e questo accadrà a tempo appropriato per la mia difesa. (…) Il Senato è la corte appropriata. Dopo potrò chiedere di giudicare se le indagini non sono state accurate, se il procedura non è stata accettata correttamente, se non c’è stato un giusto processo e si ci sono state interferenze con le indagini. Noi ci appelleremo a tutto questo. (…)

D: Cambiamo argomento. Lei è stata la prima presidente donna del Brasile e il suo sostituto ad interim, Michel Temer, ha annunciato il suo nuovo governo di 23 ministri la scorsa settimana: non una donna o una persona di colore e un terzo dei ministri sono accusati di corruzione. Come ha reagito quando ha visto questa squadra?

R: Mi sembra che questo governo ad interim illegittimo sarà molto conservativo sotto ogni punto di vista: è un governo di uomini bianchi e senza persone di colore in un paese in cui, secondo l’ultimo censimento del 2010, più del 50 percento della popolazione identifica se stesso in origini africane. Credo che non avere nessuna donna o uomo di colore nel governo mostri una certa mancanza di attenzione verso il Paese che stai governando.

D: Direbbe che siamo arrivati alla fine della democrazia in Brasile?

R: No. Perché dovrei dirlo? Oggi le istituzioni possono essere messe in difficoltà ma sono più forti di quanto lei creda. Oggi sono preoccupata perché sa cosa succede sotto un governo illegittimo? Un governo illegittimo prova a vestire se stesso di una veste di pseudo-ordine; mette al bando le proteste e la libertà di espressione e, soprattutto, mostra una volontà ferrea a tagliare i programmi sociali.

D: Ok, visto che classifica questo governo come illegittimo, crede che sia giusto per i brasiliani combattere con la disobbedienza civile come lei fece dopo il colpo di Stato nel 1964?

R: Credo che siano due situazioni completamente differenti.

D: Capisco. Ma i brasiliani dovrebbero combattere con la disobbedienza civile tutto questo? (…)

R: Credo che, in Brasile, dobbiamo combattere, protestare e esercitare pressione sui membri del Congresso. Penso che si debbano spingere tutti i movimenti sociali per impegnarsi (…) Noi abbiamo bisogno di battaglie concrete – non una disobbedienza civile generalizzata. Ci sono alcune lotte concrete e la gente deve organizzarsi nei modi più diversi. Se lei chiama le proteste “disobbedienza civile”, allora dico sì, disobbedienza civile sia. Dipende da come la definisce.

D: Ok, ma molte persone stanno andando in strada per protestare in sua difesa, in difesa della democrazia e sono preoccupati che possano essere arrestati a causa della legge anti-terrorismo che lei ha approvato solo due mesi fa. Quando ho intervistato l’ex-presidente Lula, ha detto di essere contro questa legge perché dà al governo poteri pericolosi e soggetti ad abusi. Ora che questi poteri sono nelle mani di un altro presidente, crede che sia stato un errore approvare questa legge?

R: No, non credo. Sa perché? Perché ho posto il potere di veto contro tutte le clausole che avrebbero permesso di abusare di questa legge. Questa legge è stata approvata dal Congresso; è relativa alle Olimpiadi…

D: È per le Olimpiadi ma può essere usata per altri scopi…

R: Lo so, ma non ha come obiettivo i movimenti sociali o le proteste politiche. Tutto ciò che era in qualche modo vago è stato fermato con il veto. Quindi mi spiace ma non sono d’accordo con Lula su questo punto, avrebbe avuto ragione se la legge fosse stata approvata nella forma in cui è stata mandata dal Congresso. (…)

D: Lei ha detto molte volte che combatterà contro l’accusa di impeachment fino alla fine, ma se alla fine perdesse e fosse obbligata a lasciare l’incarico cosa sarebbe meglio: che Michael Temer resti in carica senza voto popolare o tenere nuove elezioni?

R: Mi scusi ma non rispondo a questa domanda.

D: Perché sta ancora combattendo.

R: Perché combatterò fino alla fine.

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