La situazione siriana è un inferno. Capire cosa sta succedendo è doveroso in quanto esseri umani e indispensabile per la comprensione di quei fenomeni che travalicano i confini naturali di quella terra. Per questo motivo la nostra Rivista seguirà più da vicino la guerra siriana, che in realtà sono tante guerre diverse e sovrapposte, in modo da fornire un quadro sempre aggiornato e il più chiaro possibile.

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La corsa per la riconquista di al-Bab dall’ISIS è stata vinta dai ribelli filoturchi e dalla Turchia, ma non è finita. Ecco perché quest’area è così cruciale e cosa dobbiamo aspettarci.

La città di al-Bab si è trovata sulla linea di fuoco di quasi tutte le forze coinvolte in Siria, da tempo in competizione per controllarla e strapparla a ISIS. Il 23 febbraio, lo stesso giorno in cui i colloqui di pace sono ripresi a Ginevra, le forze FSA sostenute dalle forze armate turche all’interno dell’operazione “Scudo dell’Eufrate“, hanno vinto la corsa per la conquista al-Bab, dopo mesi di intensi combattimenti contro ISIS che controllava la città dal 2014, segnando lo sviluppo militare più significativo dalla caduta di Aleppo est.

Ciò che ha reso la battaglia per al-Bab un unicum nel conflitto siriano è che, sia la Turchia, sia la Russia, sia la Coalizione internazionale, hanno effettuando raid aerei su postazioni ISIS, in una rara convergenza di forze. Le operazioni di terra, condotte prevalentemente dai ribelli FSA che premevano da nord, ha nelle ultime settimane visto anche un coinvolgimento delle truppe siriane che premevano da sud. Una convergenza di forze tra loro avversarie, non del tutto coordinata, che nonostante il riavvicinamento tra Turchia e Russia, vede ancora interessi di lungo termine divergenti che potrebbero far deflagrare la situazione.

Mappa militare di al Bab e dell'est della provincia di Aleppo aggiornata al 25/02/2017. Credits to: PetoLucem.

Mappa militare di al-Bab e dell’est della provincia di Aleppo aggiornata al 25/02/2017 – Credits to: PetoLucem.

Per la Turchia, che ha perso almeno 66 uomini nelle operazioni contro ISIS, alcuni dei quali arsi vivi proprio ad al-Bab, è imperativo impedire all’YPG curdo di unificare i suoi territori, connettendo il cantone di Efrin nell’ovest della Siria al resto del Rojava a est del Paese, e di creare quindi un Kurdistan autonomo; così come per i ribelli è cruciale consolidare il territorio a nord della Siria in chiave sia anti-regime che anti-YPG che chiaramente anti-ISIS.

Ad al-Bab sono iniziate subito le attività di sminamento, rese complicate dai “colpi di coda” degli uomini del sedicente Califfo: già il giorno dopo la liberazione della città, un’autobomba dell’ISIS è esplosa uccidendo 42 persone, tra civili e ribelli. ISIS ha infatti perso una città di grande valore strategico, utilizzata come base per lanciare gli attacchi al fronte ribelle nel nord della Siria, che si va a sommare a un’altra grave perdita avvenuta proprio in questi giorni, ossia la perdita dell’aeroporto di Mosul, in Iraq, riconquistato dall’esercito iracheno.

È anche alla luce delle difficoltà militari che ISIS sta incontrando sia in Iraq che in Siria che quest’ultimo ha recentemente lanciato una grossa offensiva a Deir ez Zor contro le forze del regime siriano, riuscendo a isolare e assediare l’aeroporto militare, come avevamo visto qui. L’ISIS starebbe tentando di concentrare le sue forze a Raqqa e consolidare la sua presenza a Deir ez Zor per bilanciare le perdite su altri fronti, anche per motivi di propaganda interna.

Mappa militare della Siria aggiornata al 20/02/2017. Credits to: Thomas van Linge.

Mappa militare della Siria aggiornata al 20/02/2017 – Credits to: Thomas van Linge.

Anche se al-Bab città è ormai sotto il controllo dei ribelli FSA, le armi non tacciono ancora. Nella periferia sud della città c’è una località, Tadif, da cui ISIS si è ritirato a febbraio, lasciandola alle forze governative siriane. Il Ministero della Difesa russo annunciò che, in base a un accordo con la Turchia, Tadif avrebbe costituito una “linea di demarcazione” che avrebbe separato le forze siriane dall’FSA e dove, in base all’accordo, non sarebbero dovuti esserci scontri. Ma con la conquista definitiva di al-Bab da parte dell’FSA, le truppe governative hanno interamente occupato Tadif e nella serata del 26 febbraio hanno lanciato da lì un’offensiva su al-Bab, con conseguenti scontri con l’FSA. Solo l’intervento russo è riuscito a mediare la fine degli scontri e a far rispettare (per quanto sarà da vedere) la linea di demarcazione che separa le truppe siriane dal fronte FSA e che è rappresentata dall’autostrada M4.

Mappa militare di al Bab, aggiornata al 26/02/2017. Credits to: Twitter

Mappa militare di al Bab, aggiornata al 26/02/2017 – Credits to: Twitter

Nel frattempo l’esercito siriano è avanzato verso est, occupando il territorio da cui ISIS si è ritirato e congiungendosi con la zona in mano all’YPG curdo di Manbij. Dal momento che YPG curdo e regime siriano condividono lo stesso imperante obiettivo di fermare l’avanzata dei ribelli e della Turchia, non è da escludere che facciano fronte comune in un prossimo futuro.

Gli avanzamenti dell'esercito siriano tra al Bab e Manbij, aggiornata al 27/02/2017. Credits to: Globaleventmap.org

Gli avanzamenti dell’esercito siriano tra al Bab e Manbij, aggiornata al 27/02/2017 – Credits to: Globaleventmap.org

In questa delicata polveriera resta l’incognita della posizione degli Stati Uniti, anche in virtù del fatto che il prossimo obiettivo delle forze di Scudo sull’Eufrate sembra essere Manbij, ex roccaforte dell’ISIS liberata nell’agosto 2016 dalle Forze Democratiche Siriane (SFD) guidate dall’YPG. Il Presidente turco Erdogan ha detto in un’intervista televisiva che Manbij sarebbe stato il prossimo obiettivo dopo la cattura di al-Bab “perché Manbij è araba” e come tale dovrebbe essere “liberata da ogni elemento di organizzazioni terroristiche”, riferendosi anche alle forze curde YPG che controllano la città e che, essendo affiliate al PKK sono, considerate forze terroristiche da Ankara.

Dal canto suo il comandante del Consiglio militare di Manbij, Adnan Abu Amjad, ha detto che le sue forze sono pronte a “difendere la nostra città con ogni forza possibile” in caso di un attacco turco. Quale sarà la strategia di Trump nei confronti del complicato scacchiere siriano resta incerto, anche perché la politica americana finora è stata ricca di contraddizioni.

Al-Bab resta un fronte infuocato. È troppo importante per la Turchia e per l’FSA consolidare la zona a nord di Aleppo, così come è imperativo per il regime siriano non concedere ulteriore terreno ai ribelli, così come resta cruciale per l’YPG e il suo sogno di un Rojava unito. Resta da capire quanto sia importante per Mosca, che dopo la conquista di Aleppo avrebbe messo in sicurezza i suoi interessi primari.

di Samantha Falciatori
Samantha Falciatori
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