Di Giovanni De Gregorio
L’accordo raggiunto tra la Russia e la Cina nel maggio 2015 per limitare i cyber attacchi tra i due paesi e la sempre maggiore cooperazione tra Europa e Stati Uniti in materia di scambio di dati, sono solo due dei recenti avvenimenti che testimoniano come l’attenzione internazionale sia oggi rivolta allo spazio digitale.

Lo sviluppo del fenomeno di Internet ha coinvolto sempre più, interessi economici e sociali attirando l’attenzione dei governi incapaci di rispondere alle sfide digitali e costretti in alcuni casi ad accordarsi tra loro, in altri a scontrarsi, nel tentativo di proteggere i propri spazi e i propri interessi. Tutto questo è complicato ulteriormente dal fatto che nel mondo di Internet il concetto di “confine politico” non esiste. Proprio in questi giorni il Presidente cinese Xi Jinping si trova negli Stati Uniti dove, dopo aver incontrato alcuni dei più importanti nomi del mondo tecnologico statunitense, farà visita al Presidente americano Obama per parlare di cybersecurty.

Il pianeta digitale. Il pianeta digitale, costruito sulla base di semplici 0 e 1, rappresenta interessi politici, religiosi, economici (spesso anche illeciti), ponendo sfide ai regolatori – gli Stati – che cercano di applicare dei modelli basati su valori perlopiù estranei alla “comunità digitale” che sfugge al loro controllo.

Assenza di confini fisici, bassi costi del trasferimento dell’informazione e anonimato per gli internauti, costituiscono le caratteristiche che permettono allo spazio digitale di svincolarsi dalle tipiche regole sulle quali si basano i modelli di regolamentazione del mondo fisico. A tal proposito si consiglia la lettura di “The declaration of the independence of the cyberspace” di John Perry Barlow che racchiude alcune delle enunciazioni teoriche sullo spazio digitale.

Filosofi e studiosi provenienti da tutto il mondo hanno cercato di spiegare i meccanismi sui quali si basano le regole del “pianeta digitale” fino ad arrivare ad elaborare modelli di net-ideology sulla regolamentazione del cyberspazio (che inevitabilmente ricalcano le ideologie del mondo fisico; cyberliberalism, cyberpaternalism e network communitarianism sono le tre principali filosofie di pensiero che spiegano se e come regolare uno spazio che vede coinvolte miliardi di persone ogni giorno. Le scelte dei regolatori del mondo reale però non sono poi così attente ai modelli avanguardisti dei teorici del cyberspazio, ma seguono esigenze e interessi politici locali.

Scontro tra regolatori. I regolatori del mondo fisico hanno implementato essenzialmente due tipologie di modelli per il mondo digitale: potrebbero essere definiti come il “modello occidentale” e il “modello orientale”. Il primo è basato sulla presenza di regolatori privati che condizionano lo spazio digitale come nel caso degli Stati Uniti, il secondo è caratterizzato da un controllo totale dello spazio digitale attraverso l’uso dei Service Providers e firewall, come avviene in Cina, con la sua grande muraglia digitale, o il più recente caso della Tahilandia.

Vista l’opposizione dei modelli, i tentativi di uniformare una regolamentazione globale sul cyberspazio possono essere vani. Numerosi sforzi internazionali sono stati compiuti al fine di trovare una linea comune su questi temi. In particolare, l’istituzione dell’Internet Governance Forum (IGF) e i continui tentativi della International Telecommunication Union (ITU) non hanno portato ad una politica di regolamentazione comune. Il mondo è quindi diviso tra quei paesi che sostengono la necessità di forti forme di controllo governativo del cyberspazio (con capacità di interventi arbitrari immediati e minori libertà per i cittadini), come ad esempio la Cina e la Russia, e quei paesi che hanno forme di regolamentazione privata come nel caso degli Stati Uniti (che hanno un regime regolamentato in cui i tribunali hanno capacità di intervento). Con una tale scissione di interessi, soprattutto politici, non sembra possibile trovare una soluzione uniforme a livello internazionale.

L’Unione Europea si pone in una situazione mediana, nonostante propenda per il modello in vigore negli Stati Uniti, in un’ottica di scambio di informazioni derivanti da accordi internazionali. D’altra parte, le misure adottate dai paesi occidentali per regolare lo spazio digitale non sono totalmente a favore di un controllo esclusivo degli enti privati, ma sono orientate alla creazione di un partenariato tra i governi e le aziende del settore ICT (Information and communications technology). Esistono comunque eccezioni per ragioni di carattere pubblico che possono giustificare il controllo delle autorità pubbliche, specialmente in materia di dati. Proprio in questi giorni peraltro la Commissione Europea ha aperto un’inchiesta sulle grandi aziende ICT operanti nell’Unione sui temi come la privacy e la tassazione.

Le sfide del pianeta digitale. L’incapacità di trovare un accordo a livello internazionale testimonia l’impossibilità di applicare i modelli di regolamentazione del mondo fisico al mondo digitale. I regolatori non sono pronti ad affrontare le sfide portate da una sorta di realtà parallela (rispetto a quella reale) che tuttavia è capace di creare interessi che influiscono fortemente sul mondo fisico. Finché non si riuscirà a creare modelli di regolamentazione che tengano conto delle caratteristiche del mondo digitale, non si riuscirà a implementare politiche efficaci. È necessario un approccio comune allo spazio digitale, ma visto lo stato attuale delle relazioni internazionali non ci saranno grandi passi avanti in futuro sul tema della governance di internet. Forse bisognerà aspettare che la situazione diventi più incontrollabile di quanto non lo sia già.

 

Giovanni De Gregorio
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