Non sembra esserci pace per Julian Assange. Dopo le accuse di stupro da parte della polizia svedese, e le dichiarazioni in punta di fioretto di Sir Alan Duncan, che lo ha definito un “miserabile piccolo verme”, l’ambasciata ecuadoriana di Londra – all’interno della quale Assange trova asilo politico da sei anni – ha bloccato l’accesso ad internet al fondatore di Wikileaks. La notizia è stata diffusa dal Governo dell’Ecuador mercoledì 28 Marzo, tramite il suo profilo Twitter, adducendo come motivazione il fatto che Assange avrebbe violato un patto sottoscritto nel dicembre 2017 secondo il quale si impegnava, in cambio dell’asilo fornitogli, a non diffondere notizie o opinioni che mettessero in difficoltà o in imbarazzo il governo di Quito nella gestione dei propri affari esteri. Nello specifico, la motivazione del taglio della connessione internet è spiegata dal governo ecuadoriano con il fatto che Assange avrebbe messo a rischio “le buone relazioni dell’Ecuador con il Regno Unito, l’Europa ed altre nazioni”, presumibilmente per via dei recenti Tweet che criticavano l’espulsione di diplomatici russi da parte del governo inglese e di altri governi occidentali, oltre a quelli che attaccavano il governo spagnolo per l’arresto dei militanti indipendentisti catalani.

A dir la verità, Assange aveva già creato problemi al governo di Quito, problemi sfociati nella richiesta da parte del Ministro degli esteri ecuadoriano Maria Fernanda Espinosa di trovare un mediatore che risolvesse l’impasse creatosi tra Assange ed il governo britannico. Assange resta quindi ancora barricato all’interno dell’ambasciata ecuadoriana a Londra, pur essendo tecnicamente libero di muoversi, poiché teme l’estradizione negli stati uniti per la diffusione di informazioni di carattere militare e diplomatico.

Federico Maiocchi
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