La Corte Suprema inglese ha confermato la sentenza dell’Alta Corte ritenendo che non è nelle prerogative del Governo di sua Maestà effettuare la Brexit, bensì del Parlamento, depositario della sovranità nazionale.

Dopo il discorso di Theresa May alla conferenza del Partito conservatore in cui finalmente dopo una lunga attesa si pronunciava sulla Brexit, optando per una cosìdetta “hard Brexit”, oggi la Corte Suprema del Regno Unito ha pronunciato la tanto attesa sentenza d’appello del giudizio Miller vs. Secretary of State.

Nel primo grado di giudizio, di cui vi avevamo già parlato, i giudici avevano affermato, in nome della tradizione costituzionale britannica, che il Governo di Sua maestà non ha alcun potere decisionale autonomo in materia di Brexit, senza l’avvallo del Parlamento.

via Business Insider

Oggi i giudici hanno respinto l’appello presentato dal Governo May che riteneva che la nota di intenti prevista dall’articolo 50 del TUE potesse essere inviata direttamente dal Ministro competente. La Corte Suprema ha invece ribadito che l’uscita dai Trattati del Regno Unito non rappresenta solo una questione di natura economica e politica, bensì una questione riguardante la garanzia dei diritti dei cittadini britannici.

Infatti, l’adesione del Regno Unito all’Unione Europea nel 1973, ha determinato un’evoluzione del diritto costituzionale britannico (e dell’ordinamento più in generale) che ha ampliato i diritti degli stessi. Pertanto, una diminuzione di tali diritti non può che essere deliberata da quell’organo costituzionale che li rappresenta e che ha originariamente deliberato il trasferimento di parte della sua sovranità alle Istituzioni europee: cioè il Parlamento.

Particolarmente interessante, nel clima politico in cui è stata pronunciata la sentenza, sia il richiamo al principio di supremazia del dirtitto europeo operato dai giudici che la precisazione sul fatto che il referendum del 23 giugno 2016 non ha valore costituzionale.

Nonostante siano osservazioni costituzionali a margine di una sentenza che un po’ ci si aspettava, ciò che emerge è che nonostante l’esito del referendum alcune istituzioni del Regno Unito, non siano ancora “pronte” ad abbandonare l’Unione Europea.

Il cammino verso la Brexit si profila sempre più critico e in salita per il Governo May, che non dovrà solo risolvere molti aspetti sul piano economico e politico, ma dovrà anche occuparsi di quello costituzionale, trovando l’accordo nel Parlamento britannico. Inoltre dovrà affrontare il disappunto dei Parlamenti di Irlanda del Nord e Scozia, che si sono visti esautorati dal poter votare a loro volta sulla Brexit. Infatti, i giudici hanno ritenuto che gli affari esteri siano competenza esclusiva del Governo di Sua maestà.

di Ilaria Rudisi
Redazione
Leave a reply

Lascia un commento