La profezia di QAnon

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Sembra assurdo, eppure non è la trama dell’ennesimo spy movie alla James Bond, ma ciò in cui credono i seguaci di QAnon, la più popolare teoria complottista degli ultimi anni. Immaginate che il mondo sia governato da un’élite di democratici satanisti, celebrità hollywoodiane e miliardari pedofili, impegnati in atti illeciti quali il traffico di esseri umani e la tortura di bambini innocenti per estrarre dal loro sangue un ormone che può allungare la vita. Immaginate ora che Donald Trump sia l’unico in grado di smascherare questi malfattori.


“Goditi lo spettacolo”. “Confida nel piano”. “Niente può fermare ciò che verrà”. Sono solo alcuni dei criptici slogan condivisi dai fautori di QAnon, una teoria complottista americana nata nel 2017 ma diventata mainstream tra i media internazionali solo negli ultimi mesi.

Il nucleo centrale di questa nuova dottrina è l’esistenza di un complotto ordito ai danni di Trump da parte del “deep state”, ovvero i “potenti” e i “facoltosi” del mondo – come se Trump non fosse sia potente che facoltoso – che vorrebbero fermarlo dal denunciare le loro attività pedofile e sataniste; attività che hanno luogo all’insaputa di tutti coloro che, succubi dell’informazione manipolata fornita dai media tradizionali, non hanno ancora “aperto gli occhi” alla verità.

Durante il “grande risveglio” che avrà luogo quando tutte le profezie di Q si avvereranno, Trump trionferà sul male, rinchiudendo i satanisti pedofili nella prigione di Guantánamo.

QAnon folks
Un uomo alza una “Q” di cartone mentre aspetta l’arrivo di Donald Trump a un comizio, il 2 agosto 2018, a Wilkes Barre, in Pennsylvania – crediti: Rick Loomis/Getty Images

I seguaci di QAnon, come la maggior parte dei sostenitori delle più stravaganti teorie del complotto, dedicano buona parte del loro tempo all’approfondimento dei temi trattati da Q (do your own research, fai le tue ricerche, è un suggerimento ricorrente nei suoi post) e alla decifrazione dei suoi messaggi, conferendo al movimento la struttura di una setta religiosa i cui adepti sono dediti all’interpretazione delle scritture del profeta.

L’identità del profeta in questione rimane ancora ignota: Q è infatti un utente anonimo (da qui il nome QAnon) che, dal 2016, continua a postare dei messaggi misteriosi su alcune bacheche di immagini, predicendo arresti e rivolte nei confronti dei nemici satanisti e diffondendo slogan e “spunti di riflessione” per i suoi seguaci.

I precedenti: il Pizzagate

La teoria di QAnon non è un’opera originale, ma prende le mosse da un’altra teoria complottista che si è diffusa negli Stati Uniti a ridosso delle elezioni presidenziali del 2016: il cosiddetto Pizzagate. Quest’ultimo affermava che Hillary Clinton e altri esponenti del Partito democratico fossero a capo di un traffico di bambini a scopi satanici e sessuali, con sede nella pizzeria Comet Ping Pong di Washington D.C.

Il Pizzagate è nato dopo che Wikileaks, nel novembre 2016, ha reso pubbliche alcune email tra John Podesta, consigliere della candidata democratica, e James Alefantis, proprietario della suddetta pizzeria, nonché sostenitore e finanziatore della campagna della Clinton.

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Queste email trattavano principalmente di eventi per la raccolta fondi, ma i riferimenti a “pizza” e “pasta” in esse contenuti sono stati interpretati da alcuni frequentatori di forum online come parole in codice per indicare “bambine” e “bambini”.

Tutto ciò fa sorridere da quanto sembra assurdo, fino a quando non si ricorda che è stata sfiorata la tragedia: nel dicembre 2016, un sostenitore della teoria si è presentato fuori da Comet Ping Pong armato di fucile, pronto a salvare le vittime innocenti dalle mani dei carnefici. Inutile dire che la sua disillusione è stata direttamente proporzionale allo spavento preso dai clienti della pizzeria.

Uno sketch del The Late Show with Stephen Colbert del dicembre 2016

Il Pizzagate è stato poi dimenticato, ma il suo assunto di base è rimasto impresso nella mente di alcuni esponenti dell’estrema destra, tra cui probabilmente l’ormai famoso Q.

La prima Profezia

Il 28 ottobre 2016, un utente anonimo del social network 4chan postò un messaggio criptico che prediceva l’imminente arresto di Hillary Clinton e una conseguente rivolta violenta che avrebbe scosso gli USA, firmandosi come “Q”.

Le sue previsioni si rivelarono false, ma nonostante ciò Q, che da allora ha continuato a postare dei messaggi (oggi chiamati “drops” o “briciole”), iniziò ad accumulare un modesto seguito, prima sul forum di 4chan – noto allora per l’assenza di moderazione – e poi al di fuori di esso.

I messaggi di QAnon, che è sopravvissuto nonostante la chiusura, a seguito di accuse per incitazione alla violenza, di alcuni dei social network che l’hanno ospitato (4chan prima, 8chan e 8kun poi), sono pieni di ambiguità e di indovinelli, ma l’alone di mistero che lo circonda è proprio uno dei fattori che hanno permesso alle sue teorie di diffondersi.

Nel corso degli anni, QAnon ha sviluppato diversi filoni narrativi, inglobando teorie complottiste già esistenti, come quella che sostiene che John F. Kennedy Jr (morto in un incidente aereo nel 1999) sia ancora vivo e sia un sostenitore di Trump, o ancora quella secondo cui Michelle Obama sarebbe in realtà una transgender.

QAnon teoria
Breve storia di 4chan – crediti: storyful.com

Q rimane tutt’ora anonimo, ma come riporta The Atlantic le ipotesi riguardo alla sua vera identità si possono dividere in tre gruppi. Nel primo si trovano coloro che sostengono che Q sia un individuo che ha continuato a postare in autonomia; tra di loro figura anche chi pensa che Q sia in realtà lo stesso Trump, indicato con lo pseudonimo Q+.

Il secondo gruppo è formato da chi crede che i drops di Q siano stati scritti da una successione di persone diverse;

infine, il terzo comprende coloro che pensano che Q sia formato da un gruppo di persone che utilizzano lo stesso account, e che magari fanno parte dell’intelligence militare americana – una teoria del complotto dentro la teoria del complotto.

I seguaci di Q, prima presenti solo online, hanno iniziato ad essere attivi anche al di fuori del web. E non sono (solo) membri di sette o di gruppi estremisti: sono molto più ordinari di quanto si possa immaginare. Sono madri, padri e vicini di casa, cittadini al di sopra di ogni sospetto, identificabili solo quando si presentano ai comizi di Trump con magliette, cartelloni e gadget di varia natura che esplicitano la loro “fede”.

QAnon
Rick Loomis / Getty Images

Cosa ne pensa Trump?

Nella religione di QAnon, Q è il profeta che annuncia la venuta del Salvatore, Donald Trump. Ma cosa pensa il Presidente americano di tutto ciò?

La risposta a questa domanda è arrivata il 19 agosto direttamente da The Donald, durante una conferenza di aggiornamenti sul coronavirus:

“Non so molto riguardo a questo movimento, ho sentito solo che sono persone che amano il nostro paese, e pare che io piaccia molto a loro”

Dopo che una giornalista gli ha spiegato la premessa alla base della teoria (ossia l’idea che lui debba salvare il mondo dai satanisti pedofili del deep state), Trump non solo non ha smentito, ma ha contribuito a gettare benzina sul fuoco, offrendo ai seguaci di Q il suo supporto, affermando che:

“Dovrebbe essere una cosa negativa o positiva? Se posso contribuire a salvare il mondo dai suoi problemi, sono disponibile a farlo. Sono disponibile a scendere in campo”

QAnon alla conquista del Congresso

Tra i seguaci di Q non figurano solo comuni cittadini, ma anche diversi candidati al Congresso americano: per la precisione sono attualmente 79, di cui 76 repubblicani, 2 democratici, un libertario e due indipendenti, come stima MediaMatters For America.

Molti di loro condividono post che contengono numerosi hashtag-slogan di Q, come WWG1WGA (where we go one, we go all), mentre alcuni li inseriscono addirittura nella loro bio di Twitter (come Mike Cargile, candidato per la California).

In alcuni casi, i candidati hanno beneficiato di finanziamenti repubblicani o sono stati pubblicizzati direttamente da Trump, e in alcuni stati federali considerati roccaforti repubblicane c’è un’alta probabilità che dei sostenitori di QAnon vengano eletti a novembre. È il caso di Marjorie Taylor Greene, candidata per il 14° distretto congressuale della Georgia, forse la seguace di QAnon con più probabilità di vittoria alle elezioni e quella che più sposa le idee di Q, che lei definisce “un patriota” (“patriots” è anche come vengono chiamati all’interno del “movimento” gli aderenti alle teorie di QAnon).

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Marjorie Taylor Greene parla a un gruppo di donne del partito repubblicano a Rome, in Georgia, nel marzo 2020 – crediti: John Bailey/AP

Ad agosto Greene, nota per le sue posizioni razziste, a favore del possesso delle armi, del muro al confine con il Messico e anti-abortiste, ha sconfitto l’altro candidato repubblicano, ottenendo anche le congratulazioni da parte di Trump. Secondo gli esperti, una sua eventuale vittoria a novembre, così come quella di altri candidati pro Q, potrebbe incrementare notevolmente la popolarità della teoria.

Facebook e QAnon

È difficile stabilire con precisione il numero di sostenitori di QAnon, ma un’inchiesta del Guardian ha documentato l’esistenza di più di 100 tra pagine, profili e gruppi Facebook e account Instagram, con almeno 1000 follower o membri ciascuno, per un totale di 3 milioni di utenti (tenendo conto della probabile sovrapposizione tra molti di questi account).

Sono proprio i social network, in particolare Facebook, a svolgere un ruolo cruciale nella diffusione delle idee di QAnon al di fuori dei recinti di 4chan e nell’arruolamento di nuove reclute: al giorno d’oggi la curiosità, che è il motore dell’apprendimento, è stimolata dagli algoritmi progettati per proporre all’utente contenuti di suo interesse.

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Gruppi QAnon suggeriti da Facebook. Crediti: Eric Pratt/The Guardian

Così, se ci si iscrive a gruppi pro-Trump, no-vax e anti-lockdown, sarà lo stesso Facebook a suggerire l’iscrizione a pagine e gruppi QAnon, come è successo ai giornalisti del Guardian, mettendo in evidenza il filo invisibile che unisce la tendenza al complottismo più strambo con l’estremizzazione di alcune posizioni della destra americana.

Tuttavia, la copertura dei media negli ultimi mesi non rispecchia fedelmente la realtà dei fatti: pare che QAnon riscuota molto più successo tra le testate giornalistiche che tra i cittadini americani.

Infatti, un sondaggio condotto dal Pew Research Centre a marzo 2020 mostra che il 76% di loro non ha mai sentito parlare di Q, il 20% sa qualcosa e solo il 3% è molto informato a riguardo. Almeno per ora, quindi, il “grande risveglio” può aspettare. Ma c’è chi è pronto a scommettere che “niente può fermare ciò che verrà”

di Alessia Brambilla

 

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