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Giappone: è davvero la fine dell’Abenomics?

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Giappone: è davvero la fine dell’Abenomics?
Giappone Dimissioni premier Shinzo Abe / © Cabinet Public Relations Office

In Giappone le dimissioni del premier Shinzo Abe cambieranno radicalmente il panorama politico dell’Impero del Sol Levante. Da un lato la ricerca disperata di un nuovo leader che garantisca stabilità e continuità, ma dall’altro ci si aspetta anche una serie di riforme istituzionali che possano portare la nazione ad essere un Paese moderno (più di quanto già non sia).


Una doccia fredda per il Giappone e per il mondo. Era già accaduto nel 2007 quando, sempre per motivi di salute, aveva deciso di ritirarsi. Ora, a distanza di anni, la scena si ripete. Di nuovo.

Il primo ministro nipponico Shinzo Abe ha deciso infatti di cedere il passo per proseguire le cure di una colite ulcerosa che lo accompagna ormai da decenni.

Sarebbe stato l’ultimo anno del suo quarto mandato (non consecutivo), ma l’acutizzarsi della malattia e i continui impegni dovuti anche alla gestione dell’emergenza legata al coronavirus non gli hanno permesso – fisicamente – di sopportare un carico di responsabilità e di stress eccessivo. Da qui la scelta di lasciare la guida del Paese, ma di restare in carica in attesa che venga nominato e scelto il suo successore.

Giappone: chi succederà a Shinzo Abe?

Quattro i potenziali candidati alla guida del Governo e al tempo stesso anche in corsa per la leadership del Partito Liberaldemocratico di cui oggi Abe è leader.

Il primo in lizza, sia per apprezzamento che per “brillantezza” internazionale, è Taro Kono. L’attuale ministro della Difesa è particolarmente ben visto soprattutto anche per via delle sue posizioni progressiste. Kono, 56enne, ha alle spalle anche un’importante esperienza come ministro degli Affari esteri e anche della Pubblica amministrazione. E’ ritenuto molto vicino ad Abe, soprattutto per quanto riguarda i rapporti economico-commerciali con gli Stati Uniti.

Dietro Taro Kono, e molto apprezzato soprattutto dall’opinione pubblica, si trova Shigeru Ishiba ex ministro della Difesa e dell’Agricoltura. Figura enigmatica del Partito Liberaldemocratico di cui spesso si è trovato a criticarne la politica conciliante e diplomatica con le altre potenze mondiali.

In caso di mancato accordo all’interno del Partito, la leadership e la guida del Governo potrebbero andare all’anziano Taro Aso. L’attuale vice primo ministro e ministro del Bilancio e delle finanze, esponente di una importante famiglia da generazioni impegnata in politica. Potrebbe essere l’uomo – con molta esperienza sulle spalle – sul quale convergere nel caso non si dovesse raggiungere un concordato sul successore di Abe.

Ultimo, in coda alle preferenze, c’è Fumio Kishida. Già ministro degli Esteri durante il mandato di Abe tra il 2012 e il 2017, è considerato uno dei principali “uomini” del premier dimissionario.

L’eredità politica di Abe

Le dimissioni di Shinzo Abe segnano irrimediabilmente la fine di un lungo periodo di stabilità politica.

Dal 2006, infatti, quattro sono stati gli Esecutivi guidati dal Partito Liberaldemocratico, un vero record se si considera che dalla fine della Seconda guerra mondiale i Governi duravano in media tra i due e i tre anni consecutivi.

Ma il vero successo di Abe è la cosiddetta “Abenomics“. Deprezzamento continuo dello Yen, tassi di interesse molto bassi (per promuovere la spesa e disincentivare i risparmi privati), aumento della spesa pubblica, incentivare l’export per garantire una maggiore concorrenza con il mercato cinese e una promozione di una politica monetaria espansiva per promuovere i consumi (ma aumentando di conseguenza l’inflazione).

In politica la cosa più importante è ottenere risultati. Lo dico da quando si è insediata la mia Amministrazione e in questi ultimi sette anni e otto mesi mi sono dedicato completamente al raggiungimento dei risultati. Sarebbe inaccettabile se dovessi sbagliare o non riuscissi a ottenere i miei obiettivi a causa del dolore e di non essere al massimo delle mie condizioni fisiche.

Queste le principali politiche economiche che a partire dal 2013 hanno contraddistinto il sistema giapponese, portando il Paese a una costante crescita garantendosi il posizionamento nell’olimpo dei giganti mondiali, nonostante il debito pubblico e nonostante il contenuto aumento del Pil.

Una riforma “militare”

Ma la principale riforma istituzionale e politica, ancora non andata in porto definitivamente, è quella di permettere al Giappone di avere un vero sistema di Forze armate autonome.

L’articolo 9 della Costituzione nipponica, infatti, prevede l’assenza di un esercito, della marina e dell’aeronautica.

Leggi anche: Il Giappone si riarma

Dopo la fine del secondo conflitto mondiale l’occupazione statunitense (che dettò l’agenda costituzionale giapponese) al fine di contenere un’altra potenziale guerra fece in modo che il Paese rinunciasse a ogni apparato militare, con l’istituzione di semplici forze di autodifesa.

Ed è proprio in questo frangente che si inserisce la figura dell’attuale ministro della Difesa (e principale candidato alla successione di Abe) Taro Kono. Il ministro, infatti, è uno dei principali sostenitori della trasformazione delle Forze di autodifesa in vero e proprio esercito.

Questa posizione potrebbe essere uno dei motivi che – a metà settembre – potrebbe portarlo alla testa del nuovo Governo. Una posizione che potrebbe anche mettere i bastoni tra le ruote agli obiettivi neoimperialistici da parte della Cina che non manca di “mostrare i muscoli” nella zona.

La riforma sulla successione imperiale

Ma c’è un’altra riforma, rimasta per troppo tempo nel cassetto, che potrebbe essere utilizzata come “pedina” da Kono per il Giappone del futuro.

Si tratta della riforma istituzionale che permetterebbe alle donne di accedere al trono imperiale. Il titolare della Difesa, infatti, non ha mai nascosto la necessità di intraprendere anche una riforma (iniziata dallo stesso Shinzo Abe, ma poi naufragata a causa delle pressioni interne al suo stesso partito) della legge sulla successione.

Una legge che il popolo giapponese vedrebbe con grandissimo favore, nonostante i contrasti dell’ala più conservatrice del Partito Liberaldemocratico.

Shinzo Abe con l'imperatore Naruhito e l'imperatrice Masako / © Akio Kon-Bloomberg
Shinzo Abe con l’imperatore Naruhito e l’imperatrice Masako / © Akio Kon-Bloomberg

Se un progetto di questo tipo dovesse andare in porto la principessa Aiko, l’unica figlia dell’attuale imperatore Naruhito, potrebbe infatti salire sul trono del crisantemo succedendo così al padre. Al momento, però, è in vigore una rigidissima legge salica che permette solo ai parenti di sesso maschile di succedere all’imperatore.

Questo vuol dire che alla morte del Tennō, o in caso di sua abdicazione come accaduto per il padre Akihito, a succedergli alla guida dell’Impero sarà il fratello Akishino e poi dopo di lui il nipote Hisahito.

Un accesso al trono imperiale da parte delle donne è una delle riforme più attese dal popolo giapponese che non ha nascosto l’ipotesi di trasformare il tradizionalissimo impero nipponico sull’esempio della monarchia britannica.

Ora però tutti gli occhi sono puntati a Tokyo e sul dibattito interno al Partito che sarà chiamato sia a nominare il nuovo primo ministro, che il suo leader. Una scelta importante per il futuro del Giappone, considerato che il nuovo premier dovrà cercare di portare avanti (e a termine) quanto iniziato negli ultimi otto anni dal carismatico Abe.

(in copertina il premier Shinzo Abe / © Cabinet Public Relations Office of Japan)

di Omar Porro
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Classe 1988. Dottore magistrale in Scienze e politiche di governo all'Università Statale di Milano si interessa di politica europea ed internazionale, geopolitica e temi ambientali. Dal 2014 è iscritto all'Ordine nazionale dei Giornalisti. Tra il 2013 e il 2015 ha lavorato nelle strutture stampa della Commissione e del Parlamento europeo, dal 2011 è redattore per il Giornale di Monza.

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