Turchia e Russia hanno annunciato il completamento della linea sottomarina del Turkish Stream, il gasdotto che trasporterà attraverso la Turchia il gas di Mosca.

Lo scorso 19 novembre il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il suo omologo russo Vladimir Putin si sono incontrati a Istanbul per annunciare il completamento della linea sottomarina del gasdotto Turkish Stream, il secondo a collegare Russia e Turchia oltre a Blue Stream.

Il progetto prevede la realizzazione di due rami, ognuno dei quali capace di trasportare 15,75 miliardi di metri cubi di gas l’anno. La prima linea, il cui completamento è previsto per la fine del 2019, sarà interamente dedicata all’approvvigionamento energetico della Turchia, mentre la seconda dovrebbe rifornire di gas russo i Paesi dell’Europa meridionale e sudorientale.

Nel corso della cerimonia, Putin ha affermato che progetti come TurkStream (e il più dibattuto North Stream 2) non sono finalizzati a ledere gli interessi di nessuno, definendo, al contrario, tale gasdotto come un fulgido esempio di difesa degli interessi nazionali di ognuno. Allo stesso modo, Erdogan ha dichiarato che il TurkStream sarà in grado di servire al meglio gli interessi dell’intera regione.

Per Ankara, come scrive Marc Pierini, visiting scholar presso il think tank Carnegie Europe, il progetto rappresenta un simbolo dell’importanza della Turchia nell’area e della sua aspirazione di totale indipendenza anche in politica estera.

Per Mosca, invece, il nuovo gasdotto contribuisce a realizzare un elemento essenziale della sua strategia in materia di politica energetica, ossia rimanere il principale fornitore di gas dei Paesi europei, tramite la creazione di un terzo corridoio oltre a quelli che transitano lungo il territorio ucraino e il mar Baltico.

Dal 2014, inoltre, la Russia cerca di ridurre la percentuale di gas transitante lungo il territorio ucraino. Quando il primo ramo del TurkStream verrà completato, l’export di gas russo lungo questo corridoio diminuirà del 14% e qualora anche il secondo ramo fosse realizzato, vi sarebbe una riduzione addirittura del 30%.

La realizzazione del gasdotto ha permesso inoltre a Mosca di espandere le infrastrutture di distribuzione del gas nella Russia meridionale, contribuendo sia alla crescita della gassificazione del Paese, sia alla riduzione dell’acquisto di gas dagli Stati dell’Asia centrale.

La costruzione del TurkStream porterà ovviamente dei benefici anche a Gazprom, che potrà rispondere in maniera più flessibile ai mutamenti della domanda nel mercato europeo. L’azienda si augura inoltre che, una volta completato, il nuovo gasdotto le possa permettere di competere con le fonti alternative al gas russo nell’Europa meridionale, in particolare il gas proveniente dall’Azerbaijan.

Tuttavia, la costruzione del secondo ramo del gasdotto non è affatto scontata. Innanzitutto, è bene notare che il Turkish Stream non è parte dell’Unione energetica dell’UE, strategia energetica di cui l’Unione si è dotata in seguito alle dispute relative al prezzo del gas fra Russia e Ucraina, che nel gennaio 2006 e 2009 avevano portato allo stop del rifornimento lungo il corridoio ucraino.

Tale strategia ha, in primo luogo, il compito di ridurre la dipendenza europea dal gas russo. La priorità data a quest’ultimo deriva da almeno tre fattori. Il gas rappresenta un quarto del mix energetico europeo; in secondo luogo, circa un terzo del gas è importato dalla Russia; infine, rispetto a petrolio e carbone non è possibile trasportare grandi quantità di gas dove necessario, se non sono presenti le infrastrutture necessarie. La costruzione della seconda linea del Turkish Stream aumenterebbe la dipendenza dell’Unione europea nei confronti del gas russo.

La Commissione europea aveva, inoltre, già respinto il progetto South Stream, che prevedeva la costruzione di un gasdotto capace di trasportare 63 miliardi di metri cubi di gas l’anno dalla Russia al Vecchio Continente tramite il Mar Nero.

Palazzo Berlaymont aveva sottolineato come, il progetto violasse le regole anti-monopolio europee, dato che Gazprom risultava sia come costruttore del gasdotto e fornire della materia prima, che come suo unico proprietario e operatore. Per evitare che la Commissione possa opporre nuovamente simili osservazioni, il gigante dell’energia russo è alla ricerca di operatori europei in grado di far affluire il gas del secondo ramo del TurkStream sui mercati europei.

Un ulteriore freno potrebbe giungere dagli USA. Negli ultimi anni Washington è emersa come esportatrice di gas al mercato europeo, potrebbe, dunque, cercare di stoppare il progetto, definendolo una minaccia per la sicurezza energetica europea. Tuttavia, come già avvenuto per il North Stream 2, gli Stati Uniti potrebbero concedere il loro via libera in cambio dell’acquisto di gas liquefatto americano da parte degli Stati membri interessati.

Forti pressioni per la realizzazione della seconda linea del TurkStream vengono esercitate, invece, da Bulgaria e Grecia. Il ministro dell’energia di Sofia, Temenuzkha Petrova, ha dichiarato che l’azienda di Stato Bulgartransgaz costruirà un gasdotto dal confine turco a quello serbo nella speranza che TurkStream possa passare attraverso il proprio territorio.

Allo stesso modo, il primo ministro greco Tsipras ha discusso del progetto con il presidente russo Putin durante la sua visita a Mosca tenuta a dicembre. Il premier ellenico ha dichiarato, inoltre, che il governo di Atene sta discutendo della realizzazione di TurkStream con Bruxelles.

Secondo quanto afferma il Finnish Institute of International Affairs, la Russia potrebbe trarre vantaggio da diversi fattori. Innanzitutto dalla ripresa economica europea; in secondo luogo del calo della produzione di gas all’interno dell’area UE e dell’abbassamento del costo del gas russo; infine, la disponibilità limitata di gas naturale liquefatto non russo sul mercato europeo. Inoltre, le dispute (commerciali) fra Mosca e Bruxelles sono state risolte, evidenziando come gli interessi economici riescano spesso ad avere la meglio, nonostante un clima politico teso.

Date queste condizioni, la Commissione potrebbe non opporre resistenze alla realizzazione del nuovo gasdotto considerando inoltre, che rappresenterebbe solo il 6% dell’import dell’UE. Per Mosca, invece, il completamento del TurkStream rappresenterebbe un notevole successo, dato che, una volta operativo, il gasdotto potrebbe costituire fra il 16 e il 19% delle vendite russe a Turchia ed Unione europea.

di Antonio Schiavano
Antonio Schiavano
Leave a reply

Lascia un commento