Questo breve intervento vuole essere una riflessione su due paesi molto diversi ma che condividono, nei loro contesti di appartenenza, il ruolo di importanti mercati interni e in qualche modo isolati. Due nazioni di cui si parla poco ma che meritano la nostra attenzione: l’eSwatini e la Svizzera. Iniziamo dalla prima parte, dedicata all’eSwatini.

L’eSwatini, noto fino a pochi anni fa come Swaziland, è un paese caratterizzato da una grande ricchezza concentrata nelle mani del sovrano assoluto e della sua corte, i quali sono invece attorniati da una delle popolazioni più povere del pianeta. In un momento storico chiave in cui la Repubblica Popolare Cinese sta aumentando di giorno in giorno la sua influenza sul continente africano, questa piccola nazione nascosta fra il Sud Africa e il Mozambico, mantiene una posizione di allineamento ai vecchi equilibri occidentali pur non essendo immune alle lusinghe cinesi.

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In un periodo in cui l’avanzata cinese procede in Africa apparentemente senza sbavature, in questa piccola nazione la neo-colonizzazione appare per quello che è: contorta, difficoltosa, ostacolata ma disposta a qualsiasi mezzo.

La notizia, relativamente recente, del tentativo di corruzione da parte del governo cinese del parlamento dell’eSwatini, mette in luce le metodologie di questa infiltrazione. Secondo l’indagine, condotta da Swaziland News, l’ambasciatore Lin Songtian di stanza a Pretoria (Sudafrica), avrebbe avvicinato importanti esponenti del governo dell’eSwatini, fino al pagamento di una tangente del valore di 10 milioni di euro, per spingere il governo a interrompere qualsiasi rapporto con Taiwan.

Il tutto sarebbe stato coronato da un viaggio del senatore Prince Magudvulela in Cina. Non deve stupire però un approccio tanto diretto da parte di Pechino, del resto lo Swaziland (mutato in eSwatini per un capriccio del sovrano) è dal 2006 ufficialmente una diarchia assoluta ed il parlamento ad un ruolo meramente consultivo. Anche per questa ragione, parallelamente ai moderni interessi economici vediamo onorate antiche pratiche di omaggio al sovrano. Ne è un esempio la riduzione dei salari effettuati dagli investitori di Taiwan ai danni degli impiegati dello Swaziland al fine di compiere un massiccio recupero crediti andando a costituire il capitale per onorare il “teftulo”, ovvero sia l’annuale omaggio dovuto al re.

Parlamentari dell’eSwatini con l’Ambasciatore cinese in Sudafrica Lin Songtian – credits: Swaziland News

Aldilà delle forme originali, la sostanza è che il paese rappresenta un importante partner commerciale di Taiwan che agisce per mezzo del TABA (Taiwan Africa Business Association). Grazie a questa cordata di investitori taiwanesi, lo Swaziland è diventato nel tempo una redditizia “lavatrice” per i soldi di Taiwan, che in questo modo può rientrare nei mercati occidentali passando per la porta posteriore.

Da quando infatti nel 1971 Taiwan perse il suo seggio alle nazioni unite come rappresentante ufficiale del popolo cinese, i suoi contatti con il mondo esterno si sono progressivamente deteriorati, e tale disfacimento si è accelerato notevolmente con l’ascesa economica della Repubblica Popolare Cinese.

L’eSwatini rappresenta però una anomalia: è uno degli ultimi paesi che riconosce ancora Taiwan come rappresentante del popolo cinese (il Burkina Faso ha rinnegato Taiwan in favore di Pechino nel 2018).

Che si tratti di un alleato prezioso per Taiwan è ovvio, considerando che lo Swaziland è ancora parte del Commonwealth rappresentando così un canale preferenziale per commerciare con paesi altrimenti irraggiungibili. Ricordiamo infatti che la Cina ha posto come conditio sine qua non per intrattenere rapporti diplomatici con qualsiasi paese, l’ufficiale disconoscimento di Taiwan. In altre parole all’interno del Commonwealth possono circolare i capitali taiwanesi senza scomodare i rapporti con il governo cinese.

Traffici in arrivo da Taiwan e poi in partenza per i vari paesi del Commonwealt – Elaborazione grafica di Tanator Tenabaun

Il ritratto finale dello Swaziland è di un paese spezzato fra le ingenti ricchezze della classe dominante che si giova del ruolo strategico che può ricoprire, destreggiandosi abilmente fra gli interessi delle grandi potenze economiche del pianeta.

Anche per questo il sovrano, oltre a regalarsi il cambio di nome del proprio paese per il suo compleanno, fa sfoggio di un uso personalistico delle ricchezze del paese, come la pressione fatta sulle casse nazionali al fine di drenare ricchezze verso il suo patrimonio personale facendolo impennare del 10% in poco tempo, e gravando sulla spesa pubblica o come l’acquisto di numerose auto di lusso per le sue molte mogli.

Prossimamente rimarremo in tema automobili e ci sposteremo nel cuore delle Alpi per parlare della Svizzera e di come il suo ruolo stia mutando coerentemente ai nuovi scenari economici europei.

di Tanator Tenabaun
Redazione
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