Il vertice OPEC ha sancito la convergenza di interessi tra Arabia Saudita e Russia: quale sarà l’impatto per i due Paesi OPEC dell’America Latina, Venezuela ed Ecuador?

Si è svolto a Vienna il 6 e 7 dicembre il vertice OPEC tra i maggiori Paesi esportatori di petrolio, conclusosi con un accordo per ridurre la produzione di petrolio per un totale di 1,2 milioni di barili al giorno dal 1° gennaio 2019 per sei mesi, con una revisione fissata per aprile.

Sede dell'OPEC. Credits to: AFP/Getty Images.

Sede dell’OPEC. Credits to: AFP/Getty Images.

Nello specifico, i Paesi OPEC, ossia Algeria, Angola, Ecuador, Gabon, Iraq, Iran, Qatar, Kuwait, Libia, Nigeria, Arabia Saudita, Venezuela e Emirati Arabi Uniti, ridurranno la produzione di 800 mila barili al giorno mentre i Paesi non OPEC, cioè Canada, Messico Stati Uniti Bahrein, Oman, Cina, Kazakistan, Russia e Norvegia, la ridurranno di 400 mila barili al giorno.

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L’obiettivo del vertice OPEC era di evitare che un eccesso di offerta innescasse un crollo dei prezzi. L’alleanza tra il gruppo di nazioni petrolifere non OPEC, guidato dalla Russia, e l’Arabia Saudita ha aiutato i Paesi produttori di petrolio a sostenere dal 2017 i prezzi con profondi tagli alla produzione. L’OPEC ha intanto concesso un’esenzione dai tagli all’Iran, dopo l’embargo voluto dagli Stati Uniti, alla Libia, a causa della guerra civile in corso, e al Venezuela, a causa della crisi economica e politica degli ultimi anni. Al contrario, la Nigeria parteciperà a questo round di tagli in quanto era già stata esentata nel gennaio 2017.

Gli Stati Uniti hanno cercato di incolpare l’OPEC per l’aumento dei prezzi del petrolio, chiedendo più volte durante l’anno di tagliare il costo del greggio. L’OPEC sta cercando di stabilizzare i mercati petroliferi dopo che i prezzi del greggio degli Stati Uniti sono calati del 22% a novembre, segnando il mese peggiore dalla crisi finanziaria globale del 2008. I prezzi del petrolio mondiale sono in calo di circa il 31% dall’inizio di ottobre. In questi mesi, la produzione petrolifera statunitense è rimasta al di sopra di quella di Arabia Saudita e Russia, che rappresentano insieme il 26% della produzione globale di petrolio.

Il Ministro del Petrolio dell'Arabia Saudita Khaled al-Falih parla con i giornalisti all'inizio del vertice OPEC a Vienna, in Austria, il 6 dicembre 2018. Credits to: REUTERS/Leonhard Foeger.

Il Ministro del Petrolio dell’Arabia Saudita Khaled al-Falih parla con i giornalisti all’inizio del vertice OPEC a Vienna, in Austria, il 6 dicembre 2018. Credits to: REUTERS/Leonhard Foeger.

L’accordo OPEC mostra la nuova influenza della Russia come produttore di petrolio e l’importanza della sua alleanza con l’Arabia Saudita. La dipendenza dell’Arabia Saudita dalla Russia mostra inoltre quanto l’OPEC sia cambiato dal 2016, quando i due Paesi avevano messo fine alla loro storica animosità iniziando a gestire il mercato petrolifero insieme, anche se la Russia è alleata dell’Iran, nemico degli Stati Uniti e grande rivale politico ed economico dell’Arabia Saudita in Medio Oriente.

In questi mesi Riad si è allontanata da Washington perché gli Stati Uniti hanno cercato di spingere l’Arabia Saudita a porre fine alla guerra nello Yemen e all’embargo contro il Qatar, imposto dal 2017 da Arabia Saudita, Egitto, Bahrein e Emirati Arabi Uniti a causa di presunti legami con il terrorismo islamico. Il Qatar che, nonostante presieda l’OPEC e ne faccia parte dal 1961, ha deciso di uscire dall’organizzazione per concentrarsi sulla produzione di gas naturale liquefatto, di cui è uno dei maggiori produttori al mondo.

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In questo quadro, qual è stato l’impatto del vertice per i due Paesi OPEC dell’America Latina, Venezuela ed Ecuador?

Alleato di Russia e Iran e avverso a Stati Uniti e Arabia Saudita, il Venezuela sembra subire le scelte politiche ed economiche di questi ultimi, a cominciare dall’embargo imposto dagli Stati Uniti. Secondo il governo venezuelano, l’Arabia Saudita si è sottomessa ai voleri degli Stati Uniti quando ha iniziato ad aumentare lo scorso luglio la produzione di petrolio, dopo che il presidente Trump ha accusato l’OPEC di mantenere artificialmente alti i prezzi del petrolio. Grazie a questa produzione da record, i prezzi diminuiscono ancora e l’OPEC deve ricominciare a tagliare i prezzi anche se non tutti i Paesi membri possono permetterselo e il Venezuela è tra questi. La produzione di petrolio in Venezuela ha toccato i minimi storici a settembre.

Lenin Moreno, Presidente dell'Ecuador. Credits to: Sparta Report.

Lenin Moreno, Presidente dell’Ecuador. Credits to: Sparta Report.

Al contrario l’Ecuador è favorevole alle scelte dell’OPEC di ridurre la produzione di petrolio, perché consentirebbe una ripresa del Paese nel mercato petrolifero ricevendo dei benefici nella stabilità dei prezzi. Il fabbisogno finanziario dell’Ecuador ha costretto il governo del presidente Lenin Moreno a ricorrere ai mercati internazionali, alle riforme fiscali e di austerità nel settore pubblico e a prendere le distanze dal Venezuela, dopo il cambio di leadership da Rafael Correa al nuovo presidente Lenin Moreno.

L’Ecuador è stato in pasasto uno stretto alleato del Venezuela, ma lo scorso agosto ha deciso di abbandonare l’ALBA (Alianza bolivariana para América Latina y el Caribe), in reazione alla gestione da parte dell’organizzazione della crisi migratoria venezuelana. Negli ultimi cinque anni, infdatti, circa 2,3 milioni di venezuelani sono fuggiti dal loro Paese riversandosi in Colombia, Perù, Ecuador e Brasile.

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Il crescente isolamento del governo venezuelano tra i Paesi OPEC renderà difficile la sua posizione all’interno dell’organizzazione. Dal prossimo 1° gennaio il Venezuela assumerà la presidenza dell’OPEC e con un presidente che rappresenta uno dei membri più insoddisfatti del cartello il futuro dell’OPEC diventerà ancora più incerto.

di Alberto Galvi
Redazione
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