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Agenda 2030: raggiungere la parità di genere

Il quinto obiettivo dell’Agenda 2030 si prefigge di raggiungere la parità di genere e emancipare le donne e le ragazze


‘Chi educa una bambina, educa un popolo’ (Proverbio indiano)

Le disuguaglianze di genere sono ancora radicate in ogni società. Le donne, le ragazze e le bambine spesso hanno più difficile accesso a condizioni lavorative dignitose, subiscono gli effetti della segregazione occupazionale e delle differenze salariali. In molte situazioni, esse si vedono impedito l’accesso all’educazione e alle cure sanitarie, oltre che essere sovente vittime di violenze e discriminazioni. Sono sotto-rappresentate nei contesti politici ed economici, oltre che nei processi decisionali collettivi.

Strategie per raggiungere l’uguaglianza

Allo scopo di fronteggiare questa situazione e di identificare quali azioni coordinate possano essere intraprese, nel 2010 venne istituita UN Women, una emanazione delle Nazioni Unite per accelerare il raggiungimento dell’uguaglianza di genere a livello globale.

A livello europeo, nonostante permangano disuguaglianze, negli ultimi decenni l’Unione ha compiuto notevoli progressi in materia di parità di genere. La Strategia Europea per la Parità di Genere presenta gli obiettivi e le azioni volte a compiere progressi significativi entro il 2025 verso un’Europa garante della parità di genere. La meta è un’Unione in cui le donne e gli uomini, le ragazze e i ragazzi, in tutta la loro diversità, siano liberi di perseguire le loro scelte di vita, abbiano pari opportunità di realizzarsi e possano, in ugual misura, partecipare e guidare la società europea.

Gli obiettivi principali sono porre fine alla violenza di genere, combattere gli stereotipi sessisti, colmare il divario di genere nel mercato del lavoro, raggiungere la parità nella partecipazione ai diversi settori economici, affrontare il problema del divario retributivo e pensionistico, colmare il divario e conseguire l’equilibrio di genere nel processo decisionale e nella politica.

La strategia persegue il duplice approccio dell’integrazione della dimensione di genere combinata con azioni mirate, la cui attuazione si basa sul principio trasversale dell’intersezionalità. Seppur incentrata su azioni condotte all’interno dell’UE, la strategia è coerente con la politica estera dell’UE in materia di pari opportunità e di emancipazione femminile.

Barcellona, 8 marzo 2019, studenti manifestano a favore della parità di genere in occasione della giornata mondiale della donna. Credit to: PAU BARRENA/AFP/Getty Images

Gli effetti della pandemia potrebbero ribaltare gli effetti dei progressi raggiunti finora in tema di uguaglianza di genere e diritti delle donne. Il COVID19 ha infatti esacerbato gli effetti delle disuguaglianze già esistenti per le donne e le ragazze in ogni settore – dalla salute all’economia, dalla sicurezza alla protezione sociale.

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Venendo invece ora all’Italia, come sappiamo, i dati sono notoriamente poco confortanti. Un aspetto soprattutto colpisce: come sia opinione diffusa che l’uguaglianza di genere sia una questione rilevante solo per le donne, le ragazze e le bambine, e che siano loro a dover intraprendere azioni positive per raggiungere questo ambizioso obiettivo. Sicuramente, esse giocano un ruolo fondamentale in questo processo, la consapevolezza del proprio valore e dei propri diritti in capo alle donne è determinante; non di meno, esattamente come il movimento Black Lives Matter ha dimostrato, le disuguaglianze all’interno della società riguardano tutti i membri di quest’ultima.

Gli effetti negativi di una società diseguale e discriminante si pagano in termini di modesta capacità di innovazione, fragilità dei processi di decisione collettiva, scarso ricambio delle risorse e un pericoloso sottotono di conflitto sociale.

La parità di genere è un obiettivo che riguarda tutti, uomini, donne e persone non binarie, poiché è solo nell’ambito di una società multipolare e accogliente, dove ciascuno può effettivamente rendere il proprio miglior contributo possibile, che possono fornire soluzioni ottimali per tutti e, in ultimo, lo sviluppo sostenibile.

Cosa dice l’Agenda?

Il tema della disuguaglianza di genere è naturalmente presente nell’Agenda 2030, che se ne occupa con il goal 5, a sua volta suddiviso in 6 target che affrontano questi macro argomenti: discriminazione, violenza sulle donne, pratiche dannose per bambine e donne, rivalutazione dei compiti di cura non retribuiti, possibilità di partecipazione ed uguaglianza nelle opportunità e salute sessuale.

Sono argomenti insidiosi, poiché molti preconcetti si annidano nella nostra mentalità e perché la violenza, latamente intesa, sul genere femminile è spesso nascosta anche nei comportamenti più semplici, come per esempio acquistare una rosa.

Si, perché se quella rosa proviene dal Kenya (e nel 2013 ne sono arrivate ben 124.858 tonnellate), quel fiore rappresenta, oltre al prosciugamento di una fonte d’acqua preziosa per la popolazione, anche molte violenze sessuali e lo stravolgimento del modello educativo fornito a bambine e bambini appartenenti alla comunità che quel fiore ha prodotto. Per una breve ma incisiva spiegazione delle problematiche legate alla condizione delle donne e delle bambine in povertà, suggeriamo di approfondire il tema insieme a “Girl effect”, un’associazione no profit che si occupa della condizione della donna.

Porre fine, ovunque, a ogni forma di discriminazione nei confronti di donne e ragazze

Il primo target dell’Agenda propone di raggiungere l’assenza di discriminazione di donne e bambine. Un imprenditore può innanzitutto accertarsi che nella sua impresa donne e uomini ricevano la stessa retribuzione ed abbiano le stesse possibilità di carriera.

Altro passo è quello di inserire, ove non presente, la parità di genere tra i principi del codice etico aziendale e promuovere corsi specifici di formazione e leadership per donne, se ci si rende conto che il numero di donne in posizioni apicali è inferiore a quello dei colleghi maschi.

Eliminare ogni forma di violenza commessa ai danni di donne e bambine, sia nella sfera privata che in quella pubblica, compreso il traffico di donne e lo sfruttamento sessuale e di ogni altro tipo.

Il secondo target pone l’obiettivo di eliminare ogni forma di violenza sulle donne, sia nella sfera pubblica che in quella privata, eliminando anche il traffico di donne e bambine e ogni altra forma di sfruttamento.

Come muoversi? Il primo passo è quello di adottare una politica di “tolleranza zero” verso ogni forma di violenza o molestia sulle donne e di rendere pubblica questa politica. Si può inoltre creare un punto di ascolto, anche integrato con altri uffici, per poter venire a conoscenza di eventuali situazioni di violenza sul posto di lavoro e promuovere il whistleblowing interno. Si può adottare un preciso codice di condotta su questo argomento e verificare che i propri partner commerciali lo adottino a loro volta. Altro utile accorgimento è quello di verificare esattamente la provenienza della merce acquistata e approfondire le sue condizioni di produzione.

La più semplice delle azioni da compiere però, sarebbe quella di non chiedere ad una donna candidata ad un posto di lavoro se ha intenzione di sposarsi e avere dei figli, anche questa è una forma di violenza.

Eliminare ogni pratica abusiva come le mutilazioni genitali femminili, il fenomeno delle spose bambine e i matrimoni combinati

Nel terzo target si affronta il tema di pratiche dannose per donne e bambine come ad esempio i matrimoni forzati o i matrimoni delle bambine o le mutilazioni genitali femminili. Circa queste tematiche non vi sono molti dati disponibili, poiché la maggior parte di esse avviene in paesi in cui è difficile reperire informazioni e, nel nostro come in altri paesi, vengono tenute ben nascoste. Per quanto riguarda le mutilazioni genitali femminili, però, si segnala che questo reato è stato inserito tra quelli da monitorare all’interno del Modello Organizzativo ex d.lgs. 231/2001 e quindi è già tenuto in considerazione dal legislatore come condotta su cui un’impresa deve porre la giusta attenzione.

Rashida Khatun, 14 anni vive in Nepal e ha preferito lo studio al matrimonio. In questa decisione è supportata da un programma Unicef pensato per garantire istruzione anche a coloro che sono fuori dal circuito scolastico. Credit to: UNICEF Nepal/2019/SKLama

L’uguaglianza nella distribuzione delle mansioni e sul lavoro

Il quarto target affronta il tema del lavoro domestico non retribuito e dei compiti di cura, che spesso sono assegnati alle donne. La soluzione prospettata al problema è la creazione di politiche di protezione e condivisione dei lavori “di casa” tra uomini e donne, tenendo sempre presenti le differenze culturali esistenti.

La cultura storica di un paese, però, non deve essere usata come paravento per non addivenire a cambiamenti che portino la donna ad una condizione di reale parità, ossia ad essere considerata come un “essere umano” e non come “femmina”. Non discriminare significa anche non penalizzare la donna in quanto obbligata dalla natura a gestire gravidanza e allattamento e quindi prevedere obblighi di assistenza genitoriale ad entrambi i sessi.

Un’opzione da tenere in considerazione è quella di offrire possibilità di lavoro flessibile e di offrire supporto nella gestione della prole. Sul piano maggiormente informativo, si può lavorare per ridurre lo stigma circa i permessi per maternità/paternità e per rimarcare il confine tra compiti di cura e lavoro domestico non retribuito.

Garantire una piena ed effettiva partecipazione femminile e pari opportunità ad ogni livello decisionale in ambito politico, economico e della vita pubblica

Per quanto riguarda il quinto target, la questione affrontata è quella dell’adeguata promozione delle donne in posizione di leadership e del peso che si attribuisce loro nel prendere le decisioni. Un’impresa può adoperarsi per avere un eguale numero di dipendenti/collaboratori di entrambi i sessi ed investire nella formazione manageriale delle donne. Si può anche pensare alla costituzioni di comitati per le pari opportunità, che si facciano portatori delle istanze dei due sessi e vigilino sul rispetto dell’uguaglianza di trattamento.

Garantire accesso universale alla salute sessuale e riproduttiva e ai diritti in ambito riproduttivo

Il sesto ed ultimo target riguarda la salute sessuale e riproduttiva e le azioni possibili richiamano quelle già illustrate nel goal 3.

Leggi anche: Agenda 2030: come assicurare il benessere e la salute mondiale.

Un ulteriore accorgimento in questo caso riguarda proprio il rispetto dei diritti delle donne durante la gravidanza e la previsione di eventuali specifiche assicurazioni. Anche la prevenzione e l’informazione circa l’HIV sono da mantenere sempre attivi e possono essere condotti con campagne informative aziendali ad hoc.


Proponiamo di seguito un questionario che aiuti a verificare l’impegno di ciascuno nel raggiungimento di questo quinto goal dell’Agenda 2030.

  1. Donne e uomini hanno la medesima retribuzione?
  2. Prevedo opzioni di lavoro flessibile per le donne in gravidanza e post parto?
  3. Donne e uomini sono eguale numero nelle posizioni apicali?
  4. Gli uomini hanno lo stesso numero di ore di permesso genitoriale delle donne?
  5. Promuovo il whistleblowing circa le molestie o le violenze sulle donne in azienda?
  6. Ho mai condotto un audit tra i dipendenti per avere una chiara visione della loro concezione di lavoro domestico e di lavoro di cura?
  7. Monitoro l’adeguatezza del registro lessicale di genere nella mia azienda e nella mia famiglia?
  8. Conosco il significato di ‘identità di genere’?
  9. Ho mai condotto un incontro in azienda circa le molestie sessuali e come evitare simili situazioni?
  10. Presto attenzione alle micro violenze di genere, quali ad esempio la narrazione dei ruoli di genere o l’invisibilizzazione del contributo femminile?
Di: Isabella Querci, Elisa Traverso

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