Dalla guerra commerciale tra USA e Cina al protezionismo di alcuni Paesi, com’è andato il G20 di Buenos Aires?


Il G20 di Buenos Aires, svoltosi il 30 novembre e il 1° dicembre, è stato il primo dei vertici delle venti maggiori economie del pianeta ad avere luogo in un Paese sudamericano. Un G20 che, nonostante alcune tensioni, si è rivelato un successo per i Paesi dell’America Latina, sia a livello politico che economico, a cominciare dall’Argentina del presidente Macri.

Il presidente dell'Argentina Mauricio Macri parla durante una cerimonia per il lancio della presidenza argentina del G20 a Buenos Aires, in Argentina. Credits to: Presidenza Argentina/REUTERS.

Il presidente dell’Argentina Mauricio Macri parla durante una cerimonia per il lancio della presidenza argentina del G20 a Buenos Aires, in Argentina. Credits to: Presidenza Argentina/REUTERS.

Il cambio di rotta della politica estera argentina voluto da Macri, dopo anni di protezionismo economico sotto il governo di Cristina Fernández Kirchner, ha infatti ottenuto molti consensi in ambito internazionale e l’intensa attività diplomatica del vertice lo dimostra. Macri è riuscito a coordinare gli sforzi con altri capi di stato, in particolare con il Primo Ministro canadese Justin Trudeau e il Presidente francese Emmanuel Macron, riuscendo non senza difficoltà a far redigere un documento finale in cui i Paesi del G20 riaffermano il loro impegno nei confronti della dichiarazione di Amburgo sulla lotta al terrorismo, si impegnano a rafforzare gli sforzi per combattere il finanziamento al terrorismo e la proliferazione nucleare e concordano sulla necessità di una riforma dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, in quanto ritenuta non all’altezza di sovraintendere gli Stati nel commercio internazionale.

Il nodo cruciale del G20 ha infatti riguardato il commercio internazionale, con gli Stati Uniti in testa al fronte dei Paesi favorevoli a misure protezioniste, e la guerra commerciale in corso tra Stati Uniti e Cina. I primi infatti hanno imposto da luglio dazi per 250 miliardi di dollari sui prodotti cinesi, e la Cina ha risposto imponendo dazi per 110 miliardi di dollari sui prodotti statunitensi.

Al G20, le due potenze hanno deciso di non imporsi nuovi dazi per i prossimi 90 giorni per aver più tempo di riprendere i negoziati raggiungendo una tregua commerciale che, seppur temporanea, è stata una prova di forza vinta dagli Stati Uniti a favore delle politiche protezioniste e che potrebbe portare la Cina a fare delle concessioni agli Stati Uniti per giungere a un accordo commerciale che dia stabilità ai mercati nei mesi successivi.

Il presidente USA Trump incontra il presidente cinese Xi Jinping dopo il vertice del G20 a Buenos Aires. Credits to: BBC.

Il presidente USA Trump incontra il presidente cinese Xi Jinping dopo il vertice del G20 a Buenos Aires. Credits to: BBC.

Nel quadro di questa guerra commerciale, l’Argentina di Macri si trova nel mezzo: gli Stati Uniti mirano a essere un partner strategico dell’Argentina attraverso un accordo per rafforzare gli investimenti nelle infrastrutture e nella cooperazione energetica, ma questa ha firmato 30 accordi con la Cina in materia commerciale e finanziaria che si tradurranno in un investimento fino a 5 miliardi di dollari nei prossimi anni.

Con Trump infatti il divario tra Washington e i Paesi dell’America Latina è aumentato e la Cina cerca di colmare questo divario con grandi investimenti nell’area, spingendo le tre maggiori economie dell’America Latina – Brasile, Messico e Argentina – a cercare di sfruttare la rivalità tra le due potenze per far crescere le proprie economie – tentativo che si contrappone agli sforzi di mediazione dell’Unione Europea tra Cina e Stati Uniti – anche in chiave protezionista, come nel caso del Brasile.

Infatti, il neo-presidente Bolsonaro, che assumerà la sua carica nel prossimo mese, ha espresso una chiara inclinazione protezionista, mostrandosi prudente sulla possibilità di firmare qualsiasi accordo commerciale con altre nazioni, come quello di integrazione regionale con il Messico attraverso l’Alleanza per il Pacifico (Perù, Cile, Colombia e Messico) o un possibile trattato tra il Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay) e l’Unione europea (vale la pena notare che sarà il Brasile ad ospitare il prossimo summit dei BRICS nel 2019).

A fare da contraltare a queste posizioni protezioniste, al G20 c’è stato un incontro tra i Paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) dove il presidente russo Vladimir Putin, il presidente brasiliano uscente Michel Temer, il presidente cinese Xi Jinping, il sudafricano Cyril Ramaphosa e l’indiano Narendra Modi si sono espressi favorevoli a un sistema commerciale multilaterale basato sulle regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, in contrasto con il protezionismo voluto soprattutto da Trump.

Ministri delle finanze, presidenti delle banche centrali e di organizzazioni internazionali siedono al tavolo dei negoziati presso il Centro Esposizioni e Congressi di Buenos Aires, in Argentina, durante la seconda giornata del vertice del G20. Credits to: DPA.

Ministri delle finanze, presidenti delle banche centrali e di organizzazioni internazionali siedono al tavolo dei negoziati presso il Centro Esposizioni e Congressi di Buenos Aires, in Argentina, durante la seconda giornata del vertice del G20. Credits to: DPA.

Ai margini del G20, sono stati firmati anche degli accordi, come il T-MEC (in spagnolo Tratado entre Mexico, Estados Unidos Canadà), un accordo commerciale tra Messico, Stati Uniti e Canada che sostituisce dopo 24 anni il NAFTA (North American Free Trade Agreement). Il nuovo accordo manterrà il meccanismo per la risoluzione delle controversie commerciali, ma una differenza significativa è che sebbene nel NAFTA il processo di liquidazione sarà gradualmente estinto tra Stati Uniti e Canada, questo rimarrà valido tra Messico e Stati Uniti, garantendo alcuni settori essenziali, quali petrolio, gas, infrastrutture e telecomunicazioni.

Le questioni commerciali non sono state le uniche al centro del G20. Ci sono state tensioni tra Trump e Putin, a causa della crisi nello Stretto di Kerch tra il Mar Nero e il Mar d’Azov dopo il sequestro russo di tre navi militari ucraine, e tensioni tra Arabia Saudita e Turchia e Stati Unti a causa dell’omicidio nel consolato saudita in Turchia del giornalista Jamal Khashoggi, che hanno portato l’Arabia Saudita ad avvicinarsi alla Russia prendendo le distanze dagli Stati Uniti in occasione del prossimo vertice OPEC di dicembre. Non è stato un G20 facile dunque, ma per il Presidente Macri il primo G20 mai tenuto in America Latina si è concluso con un successo.

Redazione
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