Nel piccolo e povero paese dell’est Europa il tentativo di un governo di coalizione tra forze filo-europee e filo-russe è fallito e con questo le prospettive di ammodernamento del paese nel breve termine.

Dagli eventi preparatori alla Grande Guerra fino alla più prosaica caduta del governo italiano questo anno, l’Estate è un momento in cui l’opinione pubblica si assopisce. Fra le tante cose che appaiono mutate dopo l’Estate vi è la condizione di un piccolo stato Europeo che certo non merita le prime pagine dei giornali, ma che si trova in un luogo strategico e sta compiendo manovre geopolitiche che dovrebbero attirare la nostra attenzione: stiamo parlando della Moldavia.

Per chi non lo sapesse la Moldavia è una piccola nazione localizzata fra la Romania e l’Ucraina. Seguendo il fato di molte ex Repubbliche sovietiche, al crollo dell’U.R.S.S. si trasformò alquanto celermente di una Repubblica Democratica, ma già per un dettaglio si distinse dalle altre sorelle ex comuniste: fin dal 1990 una striscia di terra al confine con l’Ucraina dichiara la propria indipendenza e fonda una repubblica di ispirazione comunista filo russa che è ancora oggi di fatto un territorio “indipendente”.

La Transnistria non è stata mai riconosciuta da nessun paese ma ovviamente basta osservarne la posizione geografica per trovare interessante il modo in cui si incastra perfettamente con i nuovi assetti emersi in Ucraina a seguito delle tensioni del Dombass.

Encyclopædia Britannica, Inc.

Ma la Moldavia è un paese per certi versi più interessante di altri, considerando che al movimento liberale caratteristico di tutte le nazioni post sovietiche e i partiti nazionalisti di estrema destra si è sempre affiancato un partito socialista non riformato che nel 2001 con il 49% dei voti vinse le elezioni.

Il partito resta al potere con numeri elettorali da capogiro fino a quando non si forma nel 2009 un’alleanza di tutti gli altri partiti i quali hanno l’unico scopo di avvicinare la Moldavia all’Europa, ma soprattutto al mercato europeo. Dopo un periodo di grande incertezza politica il 2016 è il momento della svolta, e al governo del Partito democratico moldavo controllato dall’oligarca Vladimir Plahotniuc fa seguito il ritorno di un presidente filo Russo, Igor Dodon. Tale ritorno però non è stato accolto molto bene dalle forze preesistenti e si è assistita ad una violenta crisi di governo con addirittura due governi che non si riconoscevano l’un l’altro.

Infine però, il 15 giugno di questo anno, la crisi è rientrata e la coalizione guidata da Maia Sandru e supportata da Igor Dodon è tornata ufficialmente e stabilmente al potere dando vita ad un governo che per semplificare contieva un esoscheletro filo-Russo e filo-Europeo al tempo stesso.

Maia Sandu, ex primo ministro moldavo, durante il voto di sfiducia – credits: AP Photo/Roveliu Buga

Esperimento fallito a metà novembre, quando il partito filo-russo ha bloccato l’approvazione di un’importante riforma voluta dal primo ministro Maia Sandu che avrebbe reso più indipendente e trasparente il sistema giudiziario, effettuando quello che, se si fosse svolto in Italia, sarebbe stato definito “un ribaltone”: Igor Dodon, leader dei socialisti filo-russi, ha infatti appoggiato la nascita di un governo di coalizione con il Partito democratico moldavo (PDM) dell’oligarca Vlad Plahotniuc, principale responsabile della diffusione della corruzione nel paese, avendolo quasi ininterrottamente governato negli ultimi decenni.

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Fin dalla sua indipendenza dal patto di Varsavia la Moldavia ha fatto tutti i passi necessari per tentare di entrare nell’UE. Dopo essere stata naturalmente inserita nella NATO come parte di un programma minore, la Moldavia ha cercato di soddisfare i requisiti necessari all’ingresso, ma purtroppo il paese non ha mai raggiunto gli standard richiesti.

Al contempo l’Unione Europea ha spesso sovvenzionato la Moldavia per incentivare lo sviluppo dell’istruzione, dell’industria e di una economia di tipo più moderno – la Moldavia è tra i paesi più poveri dell’Europa continentale.

Innegabilmente la Moldavia ha sempre avuto un alleato in questi processi di avvicinamento all’Unione Europea nella Romania, che tra l’altro non ha mai fatto segreta l’intenzione di unificarsi, prima o poi, con il piccolo paese (di cui il 75% parla in effetti Rumeno).

La Moldavia fin dal 1991 ha sempre cercato di ritagliarsi un ruolo presso le Nazioni Unite fornendo truppe per le azioni militari dei caschi blu in Liberia e Costa d’Avorio. Due paesi che però stranamente non ricadono fra quelli con cui la Moldavia ha mai aperto canali ufficiali diplomatici. Di fatto quindi le truppe di questo paese sono impegnate militarmente su territori di cui non riconoscono la sovranità. Parallelamente gli Stati Uniti d’America hanno sempre supportato il piccolo stato arrivando a donare nel 2014 (proprio in coincidenza del periodo di incertezza politica) numerosi mezzi e materiale bellico e dare vita ad un programma di collaborazione che è ancora in corso.

Il 2 settembre di quest’anno Igor Dodon si è recato in Russia per discutere “di importanti faccende in termini di energia” e non a caso la sua agenda ha previsto incontri con dirigenti della Gazprom.

Il governo Moldavo si è infatti dimostrato preoccupato dei possibili effetti della attuale situazione politica Ucraina su quei gasdotti che provenendo dalla Russia e passando proprio per l’Ucraina riforniscono la Moldavia. In questa occasione si è tornato a parlare anche di un altro progetto, il gasdotto Ungheni-Chisinau che, passando per l’amica Romania, rifornirebbe la Moldavia evitando l’Ucraina.

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Appena il giorno dopo lo stesso Igor Dodon riceveva l’ambasciatore dell’Azerbaijan. La cosa non deve stupire considerando che ben 130 aziende che si fondano su capitali provenienti dall’Azerbaijan operano proprio nel piccolo paese europeo. Le cifre del loro commercio non sono notevoli se osservate in una prospettiva assoluta ma risultano spropositate in rapporto all’economia moldava. Questo ribadire il loro avvicinamento proprio in un momento in cui Azerbaijan e Russia stringono ancor più i loro rapporti (anche in vista della definizione delle vie di transito della Nuova Via della Seta) risulta quantomeno proverbiale.

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Sempre di questi giorni è la notizia che il governo Moldavo stia stringendo accordi sempre con la Gazprom per prendere in considerazione anche il gasdotto TransBalcanico come possibile forma di approvvigionamento di gas nel caso di un peggioramento della situazione in Ucraina. In questo caso il gas proverrebbe dalla Turchia che riceve il gas dal Gasdotto Blu e potrebbe rimandarlo così verso la Moldavia.

Parallelamente il 4 settembre si è conclusa la visita della delegazione speciale Moldava negli Stati Uniti in cui si è discusso, fra le altre cose, dei 15 milioni di dollari di aiuti ricevuti dagli U.S.A.

La posizione ufficiale degli Stati Uniti, espressa dalle parole dell’ormai ex Consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton in visita in Moldavia più o meno nello stesso periodo, è quella di neutralità riguardo alle aspirazioni di unificazione con la Romania e di quasi indifferenza nei confronti dell’eventuale aumento di influenza russa nel paese.

Ciò non toglie che sempre in agosto gli Stati Uniti abbiano confermato l’avvio di una serie di attività che sotto l’ombrello della NATO possano aiutare l’esercito moldavo ad intraprendere una trasformazione in senso moderno. Di fatto, in questo momento di incertezza e di debolezza nella politica estera statunitense, la scelta adottata da Washington per la Moldavia sembra essere quella di mantenere un piede ed un contatto forte nel piccolo paese ed attendere momenti più favorevoli per imporre se necessario la propria influenza.

di  Tanator Tenabaun  
Redazione
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